Pandemia e poverta: stanziati 52,7 milioni all’Onu
Il fondo è destinato al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Il coronavirus ha fatto crescere esponenzialmente il numero di persone che vivono in estrema povertà
Redazione
Pandemia e poverta: stanziati 52,7 milioni all’Onu
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Per la prima volta da decenni a causa della pandemia il numero di persone che vivono in estrema povertà ha subito un’impennata. Di fronte a questa situazione il Consiglio federale ha deciso oggi di stanziare un contributo di 52,7 milioni di franchi al Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS), che da anni opera in questo ambito.

600 milioni di persone
Nonostante i progressi compiuti nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, circa 600 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni particolarmente difficili, sottolinea il Governo in una nota odierna. La Banca Mondiale stima che fino a 115 milioni di persone potrebbero ricadere in condizioni di povertà estrema a causa del Covid-19, ed è la prima volta dal 1998 che si assiste ad una aumento in questo ambito. L’Onu ritiene che siano necessari 10,3 miliardi di dollari per far fronte alle esigenze umanitarie e alle conseguenze sociali, economiche e politiche che la pandemia causerà a lungo termine nei Paesi più poveri. Entro il 2030, l’80% delle persone più povere potrebbe vivere in contesti fragili o in regioni colpite da conflitti.

Obiettivi anche elvetici
Il PNUS sostiene i Paesi in via di sviluppo nella lotta contro la povertà e nel superamento degli ostacoli strutturali al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, ad esempio promuovendo la prevenzione dei conflitti e rafforzando la governance democratica e le capacità di gestione delle crisi. Gli obiettivi perseguiti, ridurre le disuguaglianze, la povertà, i conflitti e altre minacce che hanno un impatto anche al di fuori dei Paesi in via di sviluppo, sono in linea con gli interessi elvetici, ricorda il Governo. Il Programma assume un ruolo di primo piano anche nell’ambito della pandemia, perché analizza l’impatto socioeconomico su oltre 60 Paesi e coordina il sostegno socioeconomico dell’Onu a medio termine. Circa il dieci per cento dei contributi alle spese generali del PNUS è stato impiegato per gestire la pandemia. Tra il 2018 e il 2019 ha inoltre migliorato l’accesso ai servizi di base per 48 milioni di persone, la metà delle quali sono donne, ricorda il Consiglio federale. In 28 Paesi colpiti dalla crisi ha creato posti di lavoro o migliorato i mezzi di sussistenza per cinque milioni di persone. Nel campo dello Stato di diritto, i suoi progetti hanno sostenuto i processi elettorali in 23 Paesi e contribuito a rendere possibile la registrazione di 28 milioni di nuovi elettori, di cui il 48 per cento sono donne.

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