
Sicuro di sé, senza incertezze, il presidente pachistano Pervez Musharraf ha annunciato oggi che le elezioni legislative si terranno prima del 9 gennaio, ma non ha fissato nessuna data per la revoca dello stato di emergenza, il provvedimento "più difficile della mia vita" costretto a prendere contro una magistratura che aveva fatto "deragliare" il corso della democrazia. Il generale, che il 3 novembre ha sospeso la Costituzione e imposto leggi speciali, ha detto che le camere saranno sciolte il 15 novembre, come da calendario. Ha ribadito che smetterà la divisa e giurerà come presidente civile. Il suo mandato scade il 15 novembre ed entro quella data la Corte suprema deve deliberare sulla costituzionalità della sua elezione il 6 ottobre, ma non ci saranno problemi poiché i giudici indipendenti sono stati tutti destituiti e, ha assicurato il generale, "non saranno reinsediati". Diplomatici e analisti a Islamabad sono certi che lo stato d'emergenza sia stato imposto dal generale per poter liberamente destituire la Corte suprema e assicurarsi la conferma alla presidenza. Musharraf, al potere dal 1999 con un colpo di Stato militare, ha messo in chiaro che non ci sono date per la revoca dello stato d'emergenza, perché esso è necessario per mantenere la sicurezza nel Paese contro il terrorismo e garantire lo svolgimento di "libere" elezioni, come ha detto il generale, a una conferenza stampa nel suo palazzo nella città militare di Rawalpindi, trasmessa in diretta dalla televisione di Stato pachistana, l'unica non oscurata. Circa 3.000 persone tra giudici, avvocati, giornalisti e attivisti politici, sono stati incarcerati o messi agli arresti domiciliari nella scorsa settimana. Pressato su come possano svolgersi libere elezioni con l'opposizione in carcere o agli arresti domiciliari, Musharraf non si è scomposto: saranno fermati solo coloro che minano l'ordine pubblico e compiono atti illegali. E lo stesso vale per i media che "fanno degli eroi" dei terroristi. ATS
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