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Svizzera
OSAR e UNHCR auspicano reintroduzione contingenti
Redazione
18 anni fa

La Svizzera deve prendere spunto dalla sua storia e dai paesi scandinavi e reintrodurre i contingenti di gruppi di profughi particolarmente vulnerabili. Lo chiedono l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR), promotori ieri e oggi a Berna del terzo simposio internazionale sull'asilo. "Vogliamo riportare sull'agenda politica la questione dei contingenti", ha affermato il segretario generale dell'OSAR Beat Meiner. "Qualcosa si sta muovendo - ha detto - e fra uno o due anni potrebbero essere riattivati". Nel 1998 la pratica dei contingenti era stata sospesa a causa della crisi nei Balcani. La legge sull'asilo prevede comunque tuttora tale possibilità e l'anno scorso è stato accolto un gruppo di 24 rifugiati iracheni. "Per la Svizzera non è un'idea nuova", ha osservato il rappresentante dell'UNHCR in Svizzera Hans Lunshof, facendo riferimento ai diversi gruppi di rifugiati - ad esempio ungheresi, tibetani e cecoslovacchi - accolti dagli anni Cinquanta. Inoltre le esperienze del passato sono positive, ha messo in luce un libro di testimonianze raccolte da Michael Walther. Secondo il giornalista, i contigenti costituiscono uno strumento complementare rispetto alle domande di asilo individuali, hanno il pregio di essere "calcolabili e prevedibili" e permettono alla politica di integrazione di concentrarsi su singoli gruppi di profughi. L'insediamento in un paese terzo di determinati gruppi di rifugiati che necessitano di protezione ("resettlement") è sovente l'unica soluzione duratura, ha sottolineato Vincent Cochetel, vicedirettore della protezione internazionale dei rifugiati in seno all'UNHCR. Attualmente a livello mondiale vi è bisogno di 560'000 posti, ha evidenziato. Al simposio la proposta è stata discussa da vari esperti e politici. "Siamo disposti ad esaminare la possibilità in cooperazione coi cantoni", ha detto Eduard Gnesa, direttore dell'Ufficio federale della migrazione. A suo avviso "le priorità sono però altre, in particolare la protezione dei rifugiati direttamente nel loro paese di provenienza e la disponibilità della popolazione svizzera". Interpellato sui detenuti di Guantanamo cui non sono garantiti i diritti fondamentali, Gnesa ha precisato che si tratta di una questione politica che non c'entra coi contingenti: il Consiglio federale è disposto ad esaminare un'eventuale accoglienza, ma non ha ancora preso una decisione in merito. ATS

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