
Da lunedì prossimo i ricercatori svizzeri potranno nuovamente partecipare al programma di ricerca dell'Unione europea "Orizzonte 2020", anche se in misura limitata. Berna e Bruxelles hanno infatti trovato un accordo provvisorio per una partecipazione parziale valido fino al 2016. Il documento, che deve ancora essere ratificato formalmente dalla Commissione europea e dal Consiglio federale, sarà firmato probabilmente entro la fine dell'anno. Concretamente, ha indicato in serata la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI), si tratta di prendere parte al primo pilastro dell'intero programma, quello che comprende la ricerca di punta. In Svizzera ricercatori potranno pertanto partecipare, in qualità di partner, al programma "Eccellenza scientifica" e disporre di fondi europei. Per quanto riguarda il secondo pilastro, denominato "Leadership industriale" e il terzo, "Sfide per la società", la Svizzera sarà considerata come un paese terzo, come ad esempio gli Stati Uniti. In questo caso i ricercatori in Svizzera possono partecipare a progetti europei senza tuttavia ottenere, per la loro parte di lavoro, finanziamenti dall'UE. Ai microfoni della radiotelevisione svizzerotedesca SRF, il portavoce della Commissione europea Michael Jennings ha affermato che una partecipazione dopo il 2017 al programma è legata alla libera circolazione delle persone fra Svizzera e UE. Se questa non dovesse essere mantenuta - ha dichiarato - e non dovesse essere estesa da parte elvetica alla Croazia, la partecipazione cadrebbe. Berna non potrebbe prendervi parte anche in caso di non ratifica del protocollo sull'estensione della libera circolazione delle persone con la Croazia, ha aggiunto. In questo caso, la Confederazione sarebbe considerata uno stato terzo. La partecipazione svizzera al programma di ricerca Orizzonte 2020 dell'UE era stata sospesa dalla Commissione europea dopo il voto del 9 febbraio scorso sull'immigrazione di massa.
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