
Dopo il sì all’iniziativa anti burqa la Federazione delle organizzazioni islamiche della Svizzera teme per la sicurezza dei musulmani. “In Francia dopo il divieto del velo si è vista aumentare la violenza”, afferma il portavoce Pascal Gemperli.
“Siamo delusi”, ha detto Gemperli a Keystone-ATS. “Il voto ha preso di mira una specifica comunità, come successo con i minareti, e non si sa cosa verrà dopo”, ha aggiunto.
“Posso capire che molte persone abbiano votato per convinzione, per proteggere certe donne, e non sotto la spinta di intenzioni negative verso la comunità musulmana: ma comunque si creerà un’atmosfera piuttosto malsana”, ha proseguito l’addetto stampa.
“Islamofobia ora ancorata nella Costituzione svizzera”
Il divieto del velo integrale è “una grande delusione per i musulmani che sono nati e cresciuti in Svizzera”: lo afferma il Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), secondo cui gli iniziativisti sono riusciti ad ancorare l’islamofobia nella Costituzione federale.
Spetta al Consiglio federale prendere ore le misure necessarie affinché i musulmani siano protetti dalla discriminazione, ha indicato a Keystone-ATS Ferah Ulucay, segretaria centrale della CCIS (IZRS nella sua sigla tedesca).
A suo avviso l’iniziativa non servirà a nulla. Nessuna multa è stata finora inflitta nel canton San Gallo, otto anni dopo la votazione sul divieto del burqa. I promotori hanno giocato sulle paure della popolazione, ha proseguito. Hanno dipinto scenari “come se fossimo a Kabul o in Iran”, critica Ulucay.
La CCIS promette che sarà al fianco delle donne che portano il niqab. “Le sosterremo e pagheremo le multe finché avremo le risorse per farlo: se necessario, andremo fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo”, ha concluso.
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