
La Svizzera vuole proseguire il suo sostegno al Consiglio dei diritti umani e rafforzarlo ulteriormente. Per tale ragione Berna ha deciso di ricandidarsi per un nuovo mandato di tre anni in questo organismo dell'ONU. Lo ha spiegato la consigliera federale Micheline Calmy-Rey nel suo intervento odierno davanti allo stesso Consiglio, che è riunto in sessione a Ginevra fino al 27 marzo. Il Consiglio dei diritti umani conta in totale 47 paesi membri. Un terzo dei mandati viene rinnovato ogni anno con un voto a maggioranza semplice da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU. Ai paesi occidentali sono riservati sette seggi. La Svizzera, paese ospite dell'istituzione, è stata eletta per tre anni nel Consiglio al momento della sua creazione, nel 2006. Nel gruppo occidentale quest'anno si liberano anche i seggi di Germania e Canada, mentre il mandato di Italia e Olanda arriva fino al 2010 e quello di Francia e Gran Bretagna fino al 2011. Gli Stati Uniti hanno appena ottenuto lo statuto di osservatore e non hanno manifestato l'intenzione di candidarsi per un seggio. "Vogliamo proseguire il nostro impegno in favore di un organo forte, efficace ed equo per la promozione e la tutela dei diritti umani", ha affermato la responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "Le nostre società, sempre più interdipendenti, devono affrontare delle sfide senza precedenti". "I cambiamenti climatici, la crisi economica mondiale, la penuria alimentare mettono in pericolo alcuni dei diritti universalmente riconosciuti e colpiscono duramente soprattutto le popolazioni più vulnerabili", ha sottolineato la consigliera federale. Micheline Calmy-Rey ha poi chiesto "a tutti gli stati" di intensificare gli sforzi nelle prossime settimane per far sì che sia un successo la conferenza dell'ONU contro il razzismo che inizia il 20 aprile a Ginevra, proseguimento di quella di Durban (Sudafrica) del 2001. "La discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza persistono. E abbiamo bisogno di tutti per lottare efficacemente contro questi fenomeni pur garantendo le libertà fondamentali", ha affermato la responsabile della diplomazia elvetica. Stati Unti, Israele e Canada non parteciperanno al summit contro il razzismo perché non approvano lo stato attuale del progetto di documento finale. Anche altri paesi occidentali hanno espresso timore che le disposizioni perviste per la diffamazione religiosa siano in constrasto con la libertà di espressione. Alcuni temono inoltre che Israele risulti l'unico paese aspramente criticato dalla riunione di aprile. Calmy-Rey ha anche denunciato la continua discriminazione delle donne, "incoraggiata dalla presistenza di una cultura dell'impunità per i reati contro di esse". Secondo la ministra elvetica, soprattutto gli autori di violenza sessuale devono essere portati davanti alla giustizia. "Dobbiamo batterci contro gli stereotipi e i pregiudizi, promuovere i diritti fondamentali delle donne e il loro ruolo nella società", ha osservato. La responsabile del DFAE ha poi accennato ai risultati dell'esame periodico universale (EPU) di tutti gli stati riguardo al rispetto dei diritti umani. Risultati "globalmente incoraggianti", ma, ha aggiunto, che non devono indurci alla "tentazione di coprirci il capo di allori". Occorrono infatti impegni concreti di lunga durata. Calmy-Rey ha pure auspicato che il Consiglio, "diventato quasi permanente", rafforzi il proprio ruolo e "non dimentichi le situazioni che, senza essere crisi acute, preoccupano costantemente la comunità internazionale". D'altro canto la ministra ha indicato che Svizzera e Marocco hanno lanciato un'iniziativa per elaborare una "Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'educazione e la formazione ai diritti umani", al fine di garantire che tutti conoscano i propri diritti e possano difenderli. ATS
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