
Dalla mezzanotte sono scattate le nuove misure del Consiglio federale per contrastare il nuovo coronavirus, che tanto nuovo non è più. I negozi che vendono merci considerate non essenziali rimarranno chiusi, gli assembramenti saranno limitati a un massimo di cinque persone in tutta la Svizzera e vige l’obbligo di telelavoro, se questo non porta a un “onere sproporzionato”. Si stima che oltre 2 milioni di svizzeri oggi lavoreranno quindi da casa, il totale delle persone occupate è di poco superiore ai cinque milioni.
Obbligo o raccomandazione?
La decisione del consiglio federale di passare da forte raccomandazione a obbligo significa che vi possono essere delle conseguenze penali a chi non lo rispetta. È però ancora difficile capire quanto questa imposizione possa essere applicata. Non è prevista una sanzione amministrativa per chi non rispetta l’obbligo, quindi in caso di violazioni si applica la procedura ordinaria per infrazione alla Legge sul lavoro.
Conseguenza
Sarà l’Ispettorato del lavoro a dover vigilare su eventuali infrazioni. Secondo la Legge sul lavoro, chi dopo un richiamo da parte di questo o altre autorità continuasse a non rispettare l’obbligo, sarà perseguito dalla Magistratura per Disobbedienza a decisioni dell’autorità, la pena prevista è una multa.
Nessun contributo del datore di lavoro
Se vige l’obbligo di telelavoro, essendo una situazione temporanea, il datore di lavoro non è obbligato a contribuire alle spese, per esempio di elettricità o di affitto. I costi che il lavoratore non avrebbe avuto lavorando in ufficio, però, sono a carico dell’azienda. Per esempio quelli per il toner e la carta impiegati dal dipendente.
Non voglio lavorare da casa!
Se per qualche motivo il dipendente non vuole lavorare da casa, la raccomandazione è di discuterne con il datore di lavoro. I motivi per rifiutare l’home office devono però essere, secondo la Segreteria di Stato per l’economia, “molto plausibili”. Sono considerati plausibili una situazione familiare che rende impossibile lavorare da casa o degli spazi inadeguati. Se, invece, le condizioni permettono di lavorare da casa, ma il dipendente si rifiuta, questo può comportare un avvertimento, ma anche il licenziamento.
Non ho internet a casa, non ho il computer
Spetta al datore di lavoro mettere a disposizione dei dipendenti gli strumenti necessari per svolgere i propri compiti. Se questo non è possibile, quindi se “l’onere è sproporzionato”, il datore può consentire che il lavoro venga svolto in ufficio. In questo caso l’azienda è tenuta a garantire tutti i provvedimenti previsti dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Per esempio, negli spazi e veicoli in cui vi è più di una persona vige l’obbligo di mascherina.
Dove mi metto?
Già ad aprile la Seco ha pubblicato una piccola guida di sopravvivenza per lo smart working. Il consiglio è di scegliere uno spazio della casa che non sia di passaggio e che permetta di concentrarsi. È da preferire una stanza ben illuminata per tutta la giornata, meglio se permette uno sguardo verso l’aperto. Ogni due o tre ore è consigliabile arieggiare lo spazio per una decina di minuti.
Mettetevi comodi
Il computer andrebbe posizionato su una scrivania o su un tavolo abbastanza grande. Se ne disponete scegliere una sedia regolabile che permette di posare i talloni a terra e gli avambracci sul piano di lavoro. Se la sedia non ha un sostegno per la zona lombare, arrotolate un asciugamano o un panno per crearne uno improvvisato. Preferite il mouse al trackpad e, se l’avete, una tastiera esterna e non quella del portatile. Nella migliore delle ipotesi anche uno schermo esterno.
Fate qualche passo
Non state seduti per otto ore di fila, anche perché in ufficio non lo fareste. Regolarmente fate qualche passo o un po’ di esercizio. Cambiate posizione regolarmente. In caso di dolori controllate che l’altezza dello schermo sia giusta (non deve essere troppo alto e la testa leggermente chinata), controllate che gli avambracci abbiano un appoggio, in caso contrario cervicale e collo saranno perennemente contratti. State seduti il più indietro possibile sulla sedia e accertatevi che le gambe siano in posizione naturale. Per comprendere l’ergonomia corretta della postazione di telelavoro la Suva consiglia questo video pubblicato su Youtube da Vodafone Spagna. Quindi, buen trabajo!
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