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Svizzera
Nuovi dazi doganali: l'orologeria attende più chiarezza
© Gabriele Putzu
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Ats
un mese fa
La Federazione dell'industria orologiera svizzera, in attesa di maggiori chiarimenti, ritiene «legittimo» che alcuni attori, come il gruppo Swatch, chiedano il rimborso dei dazi già pagati dopo il loro annullamento

La Federazione dell'industria orologiera svizzera (FH) ha dichiarato oggi di non sapere ancora a quanto ammonteranno esattamente per gli orologiai del Paese i nuovi dazi doganali annunciati dal presidente statunitense Donald Trump alla fine della scorsa settimana. In attesa di maggiori chiarimenti, ritiene «legittimo» che alcuni di essi, come il gruppo Swatch, intendano richiedere il rimborso dei dazi già pagati dopo il loro annullamento da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.

«Nessun decreto»

«Al momento non è chiaro a nessuno, probabilmente nemmeno alle autorità americane, come vadano applicate esattamente queste nuove tasse. Sono state annunciate in parte verbalmente, ma non è ancora stato emanato alcun decreto», ha dichiarato Yves Bugmann, presidente della FH, in un'intervista con l'agenzia Awp.

Secondo Bugmann, i dazi doganali dovrebbero rimanere più o meno al tasso attuale, ovvero il 10% in aggiunta al 5% dei dazi standard (NPF), ma non è escluso che passino al 15%, oltre al 5% dei dazi standard, per un totale del 20%. «Occorre che tutto questo sia chiarito, siamo in contatto con le autorità svizzere», ha aggiunto.

Rimborso «legittimo»

Agli occhi del responsabile della FH, è inoltre «legittimo» che alcune aziende orologiere desiderino richiedere il rimborso dei dazi doganali pagati dopo la loro invalidazione venerdì da parte della Corte Suprema americana. Quest'ultima ha ritenuto che Trump abbia abusato dei suoi poteri imponendo tali tasse.

Il gruppo orologiero Swatch ad esempio ha annunciato oggi ad Awp che la sua filiale negli Stati Uniti richiederà un rimborso retroattivo delle sovrattasse pagate. Le informazioni sui nuovi dazi doganali «sono al momento contraddittorie e lacunose. È quindi difficile prendere posizione», ha aggiunto un portavoce del gruppo orologiero di Bienne.

Il franco forte

Questi ha sottolineato che il conflitto doganale era «sopravvalutato» e che il franco forte rappresentava «una minaccia molto più grave per l'economia svizzera delle esportazioni». Durante il fine settimana, il marchio orologiero Breitling ha dichiarato alla stampa svizzerotedesca che avrebbero richiesto il rimborso dei dazi doganali pagati. Il presidente della direzione del marchio solettese, Georges Kern, ha parlato di «importi significativi» indebitamente pagati. Contattato, il gruppo ginevrino Rolex non ha invece voluto esprimersi in merito a eventuali richieste di rimborso.

Situazioni differenti

All'interno della FH è tempo di consultazioni con i membri e non si profila ancora una soluzione uniforme per richiedere tali rimborsi. «La situazione è molto diversa da un'azienda all'altra a seconda delle loro modalità di importazione negli Stati Uniti», ha sottolineato Bugmann.

Il presidente sottolinea infatti che, poiché è l'importatore che deve richiedere il rimborso dei dazi doganali, le procedure saranno più semplici per le aziende che hanno una filiale negli Stati Uniti rispetto a quelle che dipendono da rivenditori indipendenti americani.

Nel fine settimana oltre a Breitling anche Läderach aveva dichiarato alla NZZ che avrebbe richiesto il rimborso dei dazi doganali pagati.

Anche altre aziende

Secondo i giornali del gruppo CH-Media, pure il produttore di sci Stöckli intende fare lo stesso passo così come il produttore di accessori per computer Logitech, l'azienda biotecnologica Jungbunzlauer, l'azienda orologiera Sowind Group e il gruppo di beni di lusso CL International.

«Per quanto riguarda le possibilità di ottenere il rimborso e la procedura da seguire, al momento ci sono ancora molti aspetti da chiarire», ha affermato da parte sua Noé Blancpain di Swissmem, associazione del comparto metalmeccanico ed elettrotecnico elvetico. La Corte Suprema non si è pronunciata sulla questione della restituzione dei soldi spesi in tariffe doganali, che dovrà quindi essere decisa da istanze subordinate.