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Svizzera
Nuove centrali atomiche, inoltrato il referendum
© KEYSTONE
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Ats
8 ore fa
Oltre ai costi miliardari, la coalizione mette in guardia dai rischi per la sicurezza e da una nuova dipendenza dalle importazioni di uranio

Un'ampia alleanza ha inoltrato oggi alla Cancelleria federale oltre 131'800 firme per il referendum contro la costruzione di nuove centrali nucleari. Oltre ai costi miliardari, la coalizione mette in guardia dai rischi per la sicurezza e da una nuova dipendenza dalle importazioni di uranio. Una possibile votazione potrebbe tenersi non prima del 28 febbraio 2027.

«Si ignora la volontà della popolazione»

La coalizione «No alle nuove centrali nucleari», che riunisce esponenti del PS, dei Verdi, dei Verdi liberali, una parte del Centro e varie organizzazioni della società civile, accusa il Consiglio federale e il Parlamento di fare politica ignorando la volontà della popolazione. Gli elettori, ricorda una nota odierna, si sono espressi a favore di un futuro basato sulle energie rinnovabili nel 2017 con la Strategia energetica, nel 2023 con la Legge sulla protezione del clima e nel 2024 con la Legge sull'energia elettrica.

Sotto la lente anche i rischi finanziari

Gli oppositori sollevano, tra l'altro, la questione dei rischi finanziari. Una nuova centrale atomica costerebbe fino a 43 miliardi di franchi. La coalizione teme che tali oneri possano essere scaricati sulla popolazione attraverso aumenti delle imposte e dei prezzi dell'elettricità. Inoltre, la costruzione di nuove installazioni aumenterebbe la dipendenza della Svizzera dalle importazioni di uranio. Tra i Paesi di provenienza del combustibile viene citata, tra gli altri, la Russia.

Quanto alla sicurezza, i promotori del referendum ricordano gli incidenti di Chernobyl e Fukushima. In un Paese densamente popolato come la Svizzera, catastrofi simili avrebbero conseguenze drammatiche per la popolazione e l'ambiente.

Preoccupazioni anche sulle scorie radioattive

Un altro argomento avanzato dai contrari riguarda le scorie radioattive, che dovrebbero essere stoccate in modo sicuro per oltre un milione di anni. A livello mondiale non esisterebbe alcuna soluzione collaudata a tal fine. Nel deposito sotterraneo in corso di progettazione in Svizzera non ci sarebbe spazio per ulteriori scorie nucleari provenienti da una nuova centrale, sostengono. Secondo la presidente dei Verdi Lisa Mazzone, il ritorno alle centrali nucleari costituirebbe un «sabotaggio della transizione energetica»*, mentre per la vicepresidente del PS, Jacqueline Badran, le centrali atomiche sono una «tecnologia ad alto rischio» che lascerà in eredità un «patrimonio tossico per le generazioni future».