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Svizzera
Nucleare: denunce penali contro due centrali, bilanci manipolati?
Redazione
14 anni fa

Greenpeace Svizzera e l'Associazione trinazionale di protezione nucleare (ATPN) hanno presentato al Ministero pubblico della Confederazione una denuncia penale per falsità in documenti contro le società anonime delle centrali nucleari di Gösgen (SO) e Leibstadt (AG). Esse sono accusate di "manipolazioni contabili", volte a "ridurre artificialmente le spese" e a "non dover prevedere abbastanza denaro per la gestione delle scorie radioattive". "Una fattura di parecchi miliardi che rischia di essere pagata dalla popolazione", sostengono le due organizzazioni ecologiste in una nota. A fine 2011 - precisano - apparivano nei bilanci delle due società che gestiscono le centrali in tutto 1,837 miliardi di franchi di attivi che non dovrebbero essere considerati tali perché non rappresentano valori commercializzabili o trasmissibili. Secondo i loro calcoli, alla stessa data mancavano 11,5 miliardi di liquidità per i prevedibili costi futuri (smantellamento degli impianti, smaltimento delle scorie, eventuale risanamento finanziario urgente). "Esaminando i bilanci delle due società si nota che hanno gonfiato artificialmente i fondi propri, considerando per esempio le scorie radioattive come attivi", ha spiegato ai microfoni della radio romanda Florian Kasser, responsabile per le questioni nucleari di Greenpeace: "È come se a casa vostra consideraste i sacchi della spazzatura pieni una parte del mobilio". "Senza questi attivi non ci sarebbe più capitale proprio", sostengono le due organizzazioni. Per Greenpeace e ATPN (che raggruppa antinucleari svizzeri, francesi e tedeschi e conta fra i suoi membri anche un centinaio di comuni) "si tratta innanzitutto di lanciare un segnale d'allarme": se le società che sfruttano le centrali non prevedono abbastanza denaro per la gestione delle scorie radioattive - avvertono - "andiamo dritti verso un naufragio delle finanze pubbliche". Il fatto che le imprese proprietarie delle centrali nucleari svizzere siano principalmente in mani pubbliche - aggiungono - "rende questo dossier altamente politico". Il Consiglio federale "deve dunque rapidamente riassumere il controllo della situazione". I fondi assegnati alla gestione delle scorie devono essere "rivisti nettamente al rialzo". Se il denaro viene a mancare, infatti, sarà grande la "tentazione di prolungare la durata di vita dei reattori a scapito della sicurezza". È già il caso di Mühleberg, affermano le due organizzazioni: temendo conseguenze finanziarie il governo bernese non osa fissare un termine definitivo per la chiusura della centrale, sebbene questa non rispetti i criteri attuali in fatto di sicurezza. La denuncia penale - il cui testo è pubblicato da Greenpeace svizzera sul suo sito internet insieme agli allegati giustificativi è stata depositata il 19 dicembre 2012. Il gruppo energetico Alpiq, maggiore azionista di Gösgen (40%) e proprietario per il 32,4% di Leibstadt, afferma tuttavia di non aver ancora ricevuto notifica. Aspetta dunque le relative informazioni prima di prendere posizione. "Giudichiamo importante rispettare sempre le esigenze legali e le norme contabili", cosa che i servizi esterni potrebbero confermare, si è limitato a dichiarare all'ats Martin Stutz, portavoce del gruppo, rilevando che il rapporto di attività di Gösgen è accessibile a tutti. Anche il gruppo Axpo, proprietario per il 25% di Gösgen e per il 52,7% di Leibstadt, non ha voluto prendere posizione, adducendo di non essere stato ancora informato dalla Procura federale. Da parte sua, la Procura federale conferma di aver ricevuto la denuncia e aggiunge che il dossier è attualmente al vaglio. Si tratta di stabilire, per cominciare, se la competenza per darvi seguito spetti o no al Ministero pubblico della Confederazione. "La questione è ancora aperta", ha dichiarato un portavoce. ATS

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