
L'abbandono del nucleare in Svizzera dovrà avvenire a tappe. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, durante il dibattito sull'ultimo capitolo della Strategia energetica 2050, specificando che la durata d'esercizio degli impianti più vecchi dovrebbe essere di 60 anni, mentre le centrali più recenti potrebbero poter funzionare oltre questo termine. Il plenum ha anche ribadito di non voler più nuove centrali atomiche in futuro. Al voto finale, l'intero dossier - esaminato nell'arco di 5 giornate - è stato approvato per 110 voti a 84. Solo l'UDC si è detta contraria a qualsiasi divieto di realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicando un simile passo un atto ostile nei confronti della ricerca, ossia della possibilità di realizzare un giorno reattori più sicuri ed efficienti - cosiddetto reattori di nuova generazione - capaci anche di produrre meno scorie. Per i democentristi, gli impianti attualmente in funzione nel nostro Paese hanno superato gli stress test del 2012, rivelandosi tra i più sicuri. Non avrebbe quindi alcun senso porre un termine allo sfruttamento di questi impianti finché la sicurezza è garantita. La maggioranza del plenum, assieme alla consigliera federale, ha sostenuto la decisione di abbandonare l'atomo, seppure a tappe, anche perché le tecnologie pulite non possono ancora sostituire completamente l'energia prodotta dall'atomo (oggi 37% dell'intera produzione di corrente). Per la ministra dell'energia Doris Leuthard, il divieto di costruzione per nuove centrali è la conseguenza logica delle decisioni adottate - tramite mozione - dalle Camere federali nel 2011, ossia di non più concedere nuove autorizzazioni per la realizzazione di impianti simili. Leuthard ha rammentato che sono ancora pendenti tre richieste per la costruzione di nuovi reattori, e che rimarranno in sospeso finché la legge sull'energia nucleare non verrà modificata.
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