
Con il 55% dei voti, i cittadini di Ginevra hanno accolto domenica la nuova legge sulla laicità, che vieta in particolare i segni esterni di appartenenza religiosa ai funzionari e agli eletti. Velo, crocifisso e kippah sono quindi vietati in futuro.
Il nuovo testo, promosso in origine dal consigliere di Stato PLR Pierre Maudet, è destinato a sostituire quello in vigore dal 1907. Dopo un lungo dibattito era stato adottato lo scorso aprile dalla maggioranza di destra del Gran Consiglio. Per i fautori la legge dovrebbe consentire di prevenire il “ripiegamento identitario”, ma molte sono le voci discordanti. Sono già quattro i referendum - lanciati dai partiti di sinistra e da formazioni sindacali, femministe e musulmane – che hanno denunciato un testo definito liberticida e discriminatorio.
A essere toccata in particolar modo dalla nuova normativa è la consigliera comunale di Meyrin Sabine Tiguemounine (Verdi), infermiera di fede musulmana. È l’unica a livello cantonale a portare il velo. "Non ho intenzione di toglierlo" ha dichiarato Tiguemounine al Blick dopo la votazione. E anche le dimissioni non rientrano nei piani. “Concluderò il mio mandato per rispetto di chi mi ha eletto nel 2015”, ha sottolineato la consigliera comunale, ma ritiene che la nuova normativa sia in contrasto con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e mette in guardia sulle possibili conseguenze a livello sociale. Molte donne musulmane “mi hanno chiesto, se perderanno il proprio lavoro e come faranno a trovarne un altro” spiega l'esponente dei Verdi, secondo cui la legge solleva molte paure e incertezze. Di certo “la loro autonomia finanziaria, il loro stato sociale peggiorerà”.
Lei e il suo partito, nonché la rete evangelica ginevrina, hanno già annunciato battaglia, presentando ricorso contro la legge, giudicata anticostituzionale.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

