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Svizzera
Non svantaggiare chi ricorre a personale avventizio
Redazione
12 anni fa

Le imprese che si avvalgono di collaboratori su chiamata non devono essere sfavorite, nell'aggiudicazione di appalti pubblici, rispetto alle società che impiegano personale fisso. Ne è convinta la commissione dell'economia e tributi del Consiglio nazionale (CET-N) che raccomanda (17 voti a 7) al plenum di respingere un'iniziativa parlamentare di Marina Carobbio Guscetti (PS/TI). Stando alla consigliera nazionale socialista, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, nell'aggiudicare un appalto al miglior offerente come prevede la legge federale sugli acquisti pubblici il ricorso a personale avventizio andrebbe considerato un criterio penalizzante. A detta della deputata ticinese, infatti, le società che si "avvalgono di personale a chiamata (...) possono offrire servizi a prezzi inferiori perché, scaricando i propri rischi imprenditoriali sulle spalle dei lavoratori, approfittano di costi salariali più bassi rispetto a quelli di cui devono farsi carico le imprese che impiegano personale fisso. Ne risulta una distorsione della concorrenza e conseguenze indesiderate a livello politico e sociale". Oltre al rispetto delle disposizioni in materia di protezione del lavoro, delle condizioni di lavoro della manodopera e della parità tra uomo e donna in ambito salariale, Carobbio chiede quindi che si tenga conto anche di questo aspetto. Per la CET-N, il diritto in materia di acquisti pubblici non è invece "idoneo per disciplinare la tematica del lavoro a chiamata". Inoltre, se "l'iniziativa fosse attuata nel rispetto degli impegni internazionali – segnatamente in conformità all’OMC –, ciò potrebbe penalizzare le imprese svizzere nei confronti della concorrenza estera". Una minoranza della Commissione proporrà di dare seguito all'iniziativa. A suo parere, infatti, "il lavoro a chiamata crea condizioni di lavoro precarie, incrementando in tal modo il ricorso all'aiuto sociale da parte dei lavoratori".

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