
Saluto, accordo, stima, anche simbolo di pace: da più di 5000 anni la stretta di mano ha assunto una connotazione positiva nell’ambito dei rapporti sociali. Con una stretta di mano si siglavano accordi, si suggellavano alleanze e si concludevano dispute e conflitti.
Nel Cantone di Basilea campagna, invece, da una stretta di mano è scaturita una guerra fredda in salsa religiosa che ha infiammato gli animi di una tranquilla scuola secondaria, fino ad arrivare negli uffici del Governo.
A inizio aprile, ricordiamo, era emersa la vicenda della scuola secondaria di Therwil che aveva esentato gli studenti di religione musulmana dallo stringere la mano ai docenti. Decisone presa dopo che due fratelli musulmani allievi della scuola si erano rifiutati di stringere la mano alla loro maestra (vedi articoli suggeriti).
Negli scorsi giorni la direzione dell'educazione di Basilea campagna ha comunicato che questo diniego è inammissibile. Era stata addirittura svolta un'analisi giuridica che aveva stabilito come l'interesse pubblico della parità tra donna-uomo e l'integrazione degli stranieri prevalessero "ampiamente" sulla libertà di credo degli allievi.
Vicenda conclusa? Macché! Nonostante la decisione delle autorità, i due ragazzi si starebbero ancora rifiutando di stringere la mano alla propria maestra. Lo ha riferito al Blick il padre di un compagno di scuola dei due fratelli, che definisce la vicenda “una buffonata”.
“Così non va – ha detto l’uomo – La maestra addirittura non chiede nemmeno più il saluto…”
Ma l’ostracismo della famiglia di Therwil non si ferma qui. Un conoscente sostiene che i due fratelli non stringeranno “mai” la mano alla loro insegnante, e la famiglia sarebbe disposta a portare il caso davanti al Tribunale federale.
E, stando a quanto riportato dalla Basler Zeitung, non lo faranno da soli: il Consiglio centrale Islamico Svizzero del discusso imam salafita Nicholas Blancho è intenzionato a sostenere la causa dei due ragazzi.
Difficile che la vicenda possa concludersi… con una stretta di mano.
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