
Il Tribunale federale (TF) ha annullato la revoca del permesso di domicilio e il conseguente allontanamento di un 24enne cittadino kosovaro residente nel Canton Zurigo che nel luglio del 2015 era stato condannato a 28 mesi di carcere (14 dei quali sospesi) per ripetuta aggressione e lesioni semplici. I fatti risalcgono al 2013, quando l'allora 19enne colpiì un uomo con diversi pugni, prendendolo a calci anche una volta a terra.
La Corte federale ha dunque dato torto al Tribunale amministrativo, che aveva confermato in seconda istanza la revoca del permesso C decisa il 31 ottobre 2016 dall’Ufficio della migrazione zurighese. Pur riconoscendo che l’interesse pubblico nell’allontanare il giovane dalla Svizzera possa prevalere sul suo interesse privato nel restarvi, i giudici di Mon Repos hanno individuato delle lacune nella sentenza dell’istanza inferiore.
La Corte cantonale, in sostanza, non ha accertato in modo completo alcuni fatti giuridicamente rilevanti, come ad esempio l’assenza di rischio di recidiva, i molti anni trascorsi dai fatti contestatigli e la sua integrazione sociale e professionale. Per l’allora 21enne, inoltre, si era trattato della prima condanna penale a suo carico e, dopo averla scontata, il giovane si è distanziato dai suoi atti, chiudendo definitivamente con il passato. I giudici federali hanno inoltre ricordato che la revoca del permesso di domicilio di una persona che risiede in Svizzera da molti anni deve essere "valutata molto attentamente".
Per questi motivi il TF, con sentenza del 20 novembre scorso, ha ritenuto che fosse sufficiente ammonirlo e ha dunque annullato la decisione del Tribunale amministrativo zurighese.
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