
Si torna a parlare accordo quadro con l’UE. La questione è tornata d’attualità dopo il ‘blocco’ da parte europea che a inizio mese ha irritato e costernato non poco diversi deputati di Palazzo federale. La questione è tornata d’attualità durante la riunione del gruppo parlamentare “Svizzera-Austria” di questo pomeriggio.
Nel corso dell’incontro il capo negoziatore Jacques de Watteville ha esposto la sua analisi della situazione. “Qualcosa si è sbloccato - ha confermato al Tribune de Genève il consigliere nazionale PLR e presidente del gruppo Walter Müller - In particolare su alcuni dei 20 dossier aperti con l’UE e riguardanti diversi accordi da aggiornare”.
L’UE aveva posto come conditio sine qua non l’accettazione dell’accordo quadro istituzionale e su questo non sembra disposta a fare troppe concessioni. “Abbiamo ancora circa 3 mesi per trovare un accordo - ha detto De Watteville - Dopodiché l’UE sarà troppo impegnata a gestire la Brexit”.
“Non possiamo negoziare con una pistola puntata al petto”, ha invece commentato Müller. “E bisognerà chiarire cosa succederà se la Svizzera dovesse dire no a un’estensione dei Bilaterali”. Lo stesso Müller non vede di buon occhio il vincolo posto dall’UE, ovvero l'accettazione dell’accordo quadro per poter sbloccare gli altri accordi pendenti. E il deputato PLR ha incassato il sostegno del suo omologo austriaco Magnus Brunner.
Da parte dell’ambasciatore dell’UE in Svizzera Michael Matthiessen (oggi in visita a Bellinzona) sono invece arrivati segnali contrastanti: “Gli ostacoli, dovuti al 9 febbraio, stanno per essere tolti”, ha detto a Le Temps. Ma alla Neue Zürcher Zeitung ha confermato l’importanza dell’accordo quadro istituzionale: “Spero si arrivi presto a una decisione, altrimenti Bruxelles, a causa della Brexit, non avrebbe la capacità e la flessibilità per una soluzione con la Svizzera”.
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