
L’accordo istituzionale fra Svizzera e Ue non va legato ai programmi di ricerca europei. È il messaggio trasmesso oggi nel corso di un incontro, avvenuto in modo rigorosamente virtuale, dai deputati di Berna a quelli di Bruxelles che si occupano del dossier elvetico.
“Abbiamo sottolineato che si tratta di due cose differenti”, ha indicato Eric Nussbaumer (PS/BL), presidente della delegazione AELS/Ue che si occupa della relazioni con il Parlamento europeo. Quello tenutosi oggi per due ore via video, a causa del coronavirus, è stato il 39esimo incontro interparlamentare.
A interessare sono in particolare il programma di ricerca Horizon Europe 2021-2027 e quello di mobilità degli studenti Erasmus+ 2021-2027, ai quali la Svizzera vorrebbe accedere. “Non è necessario rendere il mondo ancora più complicato di quanto lo sia già”, ha commentato Nussbaumer.
La delegazione ha evocato il recente no pronunciato dagli svizzeri all’iniziativa dell’UDC che puntava a mettere fine alla libera circolazione delle persone. Il risultato della votazione è stato ben accolto dai colleghi europei, ha affermato Nussbaumer.
Riguardo all’accordo quadro, dall’Ue pare ci sia uno spiraglio sui punti più contestati del dossier. Ma la delegazione svizzera si attende un segnale anche da parte del Consiglio federale nelle prossime settimane. I parlamentari hanno inoltre evidenziato la possibilità di migliorare la cooperazione in materia di Covid-19 sull’asse Berna-Bruxelles.
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