
Il Corpo delle guardie di confine (Cgcf) sta esaminando a fondo le procedure di rinvio degli immigranti clandestini nell'eventualità di poterle migliorare. La decisione è stata presa dopo il caso della giovane richiedente l'asilo siriana che al settimo mese di gravidanza ha abortito a Domodossola dopo il rimpatrio dalla Francia verso l'Italia attraverso la Svizzera, ai primi di luglio. Lo ha riferito oggi Walter Pawel, direttore della comunicazione del Cgcf.
Per chiarire la questione, il Cgcf ha creato un gruppo di lavoro interno, che non si è dato limiti di tempo per svolgere il proprio lavoro, ha aggiunto Pawel. Le guardie di confine - ha ricordato - parlano due lingue nazionali e l'inglese e sono formate per trattare con i profughi particolarmente vulnerabili. Le 15 guardie che hanno accompagnato i profughi in Italia per ora non si occupano più di rinvii e sono state assegnate ad altri incarichi.
La 22enne siriana faceva parte di un gruppo di 36 profughi (siriani, etiopi ed eritrei) che il 4 luglio scorso erano partiti con un treno notturno da Milano diretto a Parigi. Al confine franco-elvetico di Vallorbe (VD) sono stati respinti dalle autorità francesi e affidati a quelle svizzere per il rinvio in Italia, lo Stato dello Spazio Dublino dove essi avevano inoltrato la prima richiesta d'asilo.
Si è trattato di un caso speciale, dato il numero di persone ed il lungo viaggio attraverso la Svizzera, ha detto Pawel. I profughi sono quindi stati portati in Italia con dei pulmini e non con il treno, come avviene di solito da Briga a Domodossola o da Chiasso a Como. I profughi avevano anche la possibilità di chiedere asilo in Svizzera ma non l'hanno fatto, ha spiegato Pawel.
Durante il ritorno in Italia la donna avrebbe avuto forti perdite di sangue. Il marito ha detto alla tv svizzero tedesca SRF di aver più volte chiesto aiuto, ma gli agenti svizzeri non avrebbero reagito. Al suo arrivo a Domodossola, la giovane siriana è stata soccorsa e ricoverata in ospedale dove la sua bambina è nata morta. L'autopsia avrebbe stabilito che il decesso della piccola è avvenuto fra dieci e dodici ore dall'arrivo in Italia, secondo diversi media.
Dall'inchiesta interna subito avviata dal Cgcf è emerso che "non è possibile escludere un errore". Per tale motivo e per la gravità delle accuse il Cgcf ha quindi deciso di affidare il caso a un'autorità esterna. Le giustizia militare ha avviato un'istruttoria per stabilire se debba essere aperto un procedimento penale. Dato il numero di persone implicate e i collegamenti con l'estero, per concludere tutti i chiarimenti del caso occorreranno parecchie settimane, ha riferito il portavoce della giustizia militare Tobias Kühne.
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