
Non convincono nessuno i nuovi provvedimenti posti in consultazione dal Consiglio federale per rafforzare le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone. UDC, PLR, PPD e ambienti economici li giudicano inutili. Sinistra e sindacati, in linea di principio favorevoli, sostengono da parte loro che le direttive miranti a lottare contro gli abusi non sono abbastanza incisive.
Le misure di accompagnamento erano state introdotte nel 2004 per proteggere i lavoratori dal rischio di "dumping" salariale e sociale in relazione all'accordo di libera circolazione delle persone con l'Unione europea. Ma hanno ancora senso dopo che il popolo ha accettato il 9 febbraio all'iniziativa UDC "contro l'immigrazione di massa", con la quale la libera circolazione è incompatibile? Sì, ritiene il governo. L'UDC gli ha lasciato tre anni di tempo per attuarla e nel frattempo il Consiglio federale vuole mantenere e anzi rafforzare queste misure a difesa dei lavoratori.
Lo scorso 19 settembre ha posto in consultazione (fino ad oggi) in particolare un inasprimento delle sanzioni per chi viola le condizioni salariali e lavorative minime per i lavoratori distaccati nonché una semplificazione per il conferimento dell'obbligatorietà generale ai contratti collettivi di lavoro (CCL).
UDC e PLR però non ne vogliono sapere. A loro avviso, il momento è mal scelto per lanciare una riforma. L'UDC rincara affermando che il governo mostra una volta ancora di non voler attuare la sua iniziativa. Secondo il partito di Toni Brunner e Christoph Blocher, le misure di accompagnamento sono l'espressione di una strategia politica unilaterale mirante a cementare la libera circolazione invece di frenarla.
Per UDC, PLR, PPD e ambienti economici - in particolare l'Unione svizzera degli imprenditori (Usi) e Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) - le misure attualmente in vigore sono sufficienti. Anche tra le file borghesi e padronali trova però sostegno la proposta di aumentare le multe per le infrazioni salariali riguardanti i distaccati: il governo prevede di far passare da 5000 a 30'000 franchi il limite superiore di queste sanzioni.
Per PS, Verdi e PBD non basta reagire "a valle", aspettando che siano constatati casi di dumping. La metà dei salariati, affermano, non sono protetti da un CCL. L'estensione dei contratti collettivi va dunque facilitata e va inoltre incoraggiata la messa in vigore di CCL che prevedono salari minimi, sostiene la sinistra.
Per gli ambienti economici, invece, i contratti normali di lavoro sono sufficienti per lottare contro gli abusi. Essi lasciano le parti sociali libere di regolare le loro divergenze sulle condizioni di lavoro. Il sistema delle commissioni tripartite in caso di abusi ha dato buona prova, ritiene il PPD.
Altro elemento di discordia tra rappresentati di lavoratori e padronato è il quorum dei datori di lavoro. Vari settori raggiungono a malapena questo quorum, una delle condizioni per il conferimento del carattere obbligatorio generale al loro CCL. Stando alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), la cessazione dell'obbligatorietà generale e, quindi, l'assenza di condizioni lavorative e salariali vincolanti nel ramo potrebbero generare situazioni problematiche. Per impedire una situazione simile, a titolo eccezionale il governo propone che l'obbligatorietà generale di un CCL possa essere prorogata una sola volta e per una durata massima di tre anni, anche se il quorum dei datori di lavoro non è più raggiunto.
Sono "piccoli passi" che regolano una piccola parte del problema, commenta il PS, che auspica l'abolizione pura e semplice del quorum, come anche l'Unione sindacale svizzera (USS). Dopo il 9 febbraio è evidente che la protezione dei lavoratori va migliorata, aggiunge l'USS nella sua presa di posizione. Non ci sarebbe mai stata una maggioranza di "sì" se i dipendenti fossero soddisfatti delle loro condizioni di lavoro e salariali, bisogna tener conto dei timori espressi il 9 febbraio, afferma la confederazione sindacale.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

