
10 voti contro 2. Con questo risultato la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) ha respinto l'emendamento del Consiglio nazionale, che chiedeva la possibilità di sanzioni autonome contro persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità. La maggioranza della Commissione crede che la proposta della Camera bassa, presentata nell'ambito della revisione della Legge sugli embarghi, comporterebbe un radicale cambiamento di paradigma nella politica di sanzioni adottata finora dalla Svizzera.
La motivazione
L'introduzione di questa disposizione avrebbe inoltre gravi ripercussioni sulla neutralità del Paese e solleverebbe una serie di difficoltà dal punto di vista dello Stato di diritto. Secondo una minoranza, invece, il nuovo articolo consentirebbe alla Svizzera di perseguire una politica coerente con la sua tradizione umanitaria e il suo impegno per il rispetto dei diritti umani.
La situazione attuale
Attualmente, la Svizzera può adottare misure restrittive decretate dall'ONU, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici, così come prevede la Legge sugli embarghi. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. E queste sanzioni sono limitate nel tempo.
La proposta dell’esecutivo
Il Consiglio federale ha proposto una riforma che gli consentirebbe di adottare autonomamente misure coercitive se gli interessi del Paese lo richiedessero. Ciò non solo per gli Stati, ma anche per gli individui e le aziende. Finora il Parlamento ha ampiamente accettato di concedere questo ulteriore margine di manovra al governo, purché le imprese svizzere non vengano svantaggiate. Ma a giugno il Consiglio nazionale è andato oltre chiedendo la possibilità di sanzioni autonome contro persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità.
Le altre decisioni della Commissione
Con 10 voti a 3 la CPE-S, ha deciso di non sostenere un'iniziativa parlamentare socialista volta a conferire al Consiglio federale il potere di ordinare il congelamento dei conti di politici di alto rango che hanno commesso crimini contro l'umanità o che sono coinvolti in gravi casi di corruzione. La CPE-S sottolinea che la Svizzera può già riprendere sanzioni mirate imposte dall'ONU o dall'Unione Europea.

