
Nessuna ulteriore liberalizzazione circa l'apertura dei negozi la domenica: un po' a sorpresa, grazie al voto decisivo del suo presidente Stefan Engler (Centro/GR), il Consiglio degli Stati non è entrato in materia su un progetto con cui s'intendeva consentire ai negozi di rimanere aperti per un massimo di 12 domeniche all'anno senza autorizzazione, invece di quattro come adesso. Dovendo esprimersi su una proposta di non entrata nel merito di Carlo Sommaruga al termine di un dibattito «emozionale» (sono parole del «senatore» del Centro ticinese, Fabio Regazzi, favorevole al progetto), l'aula si è spaccata: 21 a 21 e un astenuto. Come detto, Engler ha fatto pendere la bilancia dalla parte di coloro che non intendono dare ai cantoni la facoltà di aprire i commerci per 12 domeniche all'anno come chiede un'iniziativa di Zurigo.
Eppure, sia la commissione preparatoria, come anche il Consiglio federale e la maggioranza dei cantoni consultati, spingeva per un'ulteriore estensione delle domeniche lavorative. I motivi? Rispondere alle esigenze di maggiore flessibilità per quanto riguarda gli orari di apertura al fine di rispondere alle necessità dei consumatori e degli stessi negozi, in particolare accrescendo la competitività di quest'ultimi nei confronti del commercio online e dei commercianti della fascia di confine estera.
Nessun obbligo per i commercianti
Per la relatrice della commissione, Tiana Moser (Verdi liberali/ZH), si tratta di concedere ai cantoni questa possibilità. Non vi è alcun obbligo nemmeno per i commerci di adeguarsi, ha sostenuto, ricordando che rimangono invariate le disposizioni a tutela dei lavoratori. Un ragionamento, quest'ultimo, fatto proprio anche da Regazzi il quale, in qualità anche di presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), ha ricordato che nessun negozio viene obbligato ad alzare la saracinesca, mentre la giornata domenicale supplementare può venir compensata dagli addetti. Si tratta di una liberalizzazione moderata ha insistito l'imprenditore locarnese, che interessa poco più del 20% delle domeniche all'anno.
Con questa modifica legislativa s'intende anche dare una mano ai negozi locali, ha insistito Regazzi, visto che come Cantone di frontiera conosciamo un forte pendolarismo degli acquisti la domenica, proprio perché oltre frontiera i negozi sono aperti. Durante il suo intervento, il «ministro» dell'economia, Guy Parmelin, ha spezzato una lancia a favore di un progetto moderato, per di più rispettoso del federalismo. I Cantoni potranno infatti decidere autonomamente se avvalersi di questa possibilità e come attuarla, mantenendo dunque la propria sovranità in materia di orari d'apertura dei negozi, ha sottolineato invano il consigliere federale democentrista.
Un attacco ai lavoratori
Ma per Carlo Sommaruga (PS/GE), questa ulteriore liberalizzazione rappresenta invero un attacco frontale contro i lavoratori. Non si tratta di una modifica moderata della legge, bensì di un'estensione importante delle domeniche lavorative che peserà soprattutto sui dipendenti dei grandi magazzini, perlopiù penalizzati da bassi salari, già oggi vittime più di altri di fenomeni quali stress e burnout. Il presidente dell'Unione sindacale svizzera, Pierre-Yves Maillard (PS/VD), ha insistito sull'importanza della domenica quale giorno di riposo e socialità, un momento di tregua per rimanere con la famiglia e gli amici che va difeso da quella nuova religione che è diventato il commercio.
Per Maillard, come anche per altri oratori scettici, ad approfittare maggiormente di questa possibilità sarebbero i grandi magazzini, come Migros, non certo i piccoli negozi che non hanno i mezzi finanziari per pagare un impiegato supplementare.
Durante il suo intervento, Heidi Gmür-Schönenberger (Centro/LU) ha sottolineato le ripercussioni negative sulla salute delle aperture domenicali e sull'importanza di questo giorno per tirare il fiato. Non è un caso che il lavoro domenicale, come da tradizione anche di carattere religioso, sia considerato un'eccezione, ha affermato, spalleggiata da Jakob Stark (UDC/TG).Da parte sua, lo zurighese Daniel Jositsch (PS) ha dichiarato che di domenica non si vende di più solo perché aperti, sebbene si pretenda il contrario. È dubbio anche l'argomento che un maggior numero di domeniche a disposizione possa mitigare la concorrenza esercitata dal commercio online, ha aggiunto il «senatore» socialista ormai in rotta col suo partito che non lo vuole più candidare alle prossime elezioni.

