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Svizzera
«No» alla naturalizzazione dopo 5 anni di soggiorno
©Chiara Zocchetti
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Ats
3 ore fa
Bocciata in aprile dal Nazionale, oggi anche il Consiglio degli Stati si è opposto all'iniziativa per la democrazia che chiede di dimezzare il periodo attuale di 10 anni per l'ottenimento della cittadinanza

Il Parlamento ha respinto l'idea di concedere la naturalizzazione dopo cinque anni di soggiorno legale in Svizzera. Bocciata in aprile dal Nazionale, oggi anche il Consiglio degli Stati si è opposto - con 34 voti contro 9 e due astensioni - all'iniziativa per la democrazia che chiede di dimezzare il periodo attuale di 10 anni per l'ottenimento della cittadinanza. Entrambe le camere hanno anche deciso di non opporre alla proposta di modifica costituzionale alcun controprogetto, come invece auspicato dall'ala rosso-verde. L'obiettivo dell'iniziativa popolare «Per un diritto di cittadinanza moderno» (nota anche come iniziativa per la democrazia) - ha ricordato Marianne Binder-Keller (Centro/AG) a nome della Commissione - chiede che gli stranieri possono essere naturalizzati dopo un lustro qualora non siano stati condannati a una pena detentiva di lunga durata, se non compromettono la sicurezza del Paese e se dispongono di conoscenze di base di una lingua nazionale. Infine, la legislazione in materia di cittadinanza dovrebbe rientrare nella competenza della Confederazione.

No anche al controprogetto

Una minoranza si è battuta invano per l'adozione di un controprogetto che contemplava una naturalizzazione agevolata per la seconda generazione di stranieri e per i minorenni che risiedono in Svizzera da almeno cinque anni, e per coloro che vivono nella Confederazione da decenni. «Nel nostro Paese migliaia di residenti svolgono un'attività lavorativa, sono perfettamente integrate nella società eppure non possono votare», ha detto Tiana Angelina Moser (PVL/ZG), sottolineando che per «450'00 persone nate qui la Svizzera è la loro casa». Per Moser, la procedura attuale è troppo lunga e macchinosa e va rivista. «Un quarto della popolazione non può prendere parte alla nostra democrazia e un terzo della popolazione attiva non dispone di un passaporto elvetico», le ha fatto eco Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Queste persone «non possono votare quando si tratta di pronunciarsi su temi di cassa malati, di AVS o di fiscalità», ha aggiunto Maillard, dichiarando che non si possono escludere dalle urne queste persone che contribuiscono alla società. Per Mathias Zopfi (Verdi/GL), «la Svizzera ha una lunga storia di immigrazione e di integrazione, ed è quindi giusto agevolare la naturalizzazione».

Una richiesta eccessiva

La maggioranza dei «senatori» ritiene invece la richiesta eccessiva. «La netta riduzione della durata minima di soggiorno da dieci a cinque anni nonché l'abbandono della durata minima del soggiorno cantonale e comunale comporterebbe la naturalizzazione anche di persone che soggiornano in Svizzera ancora in maniera poco stabile», ha detto Heidi Z'graggen (Centro/UR). In sostanza, poiché i criteri di integrazione vengono in gran parte a meno, non è più garantita la familiarizzazione con le condizioni di vita svizzere, annullando così una condizione centrale del diritto vigente, ha puntualizzato Z'graggen.

Conservare il federalismo svizzero

Per Pirmin Schwander (UDC/SZ) si tratta inoltre di conservare il federalismo svizzero. Le competenze della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni nel settore della naturalizzazione sono disciplinate in maniera chiara e si sono dimostrate valide, ha dichiarato Schwander, respingendo un trasferimento di competenza tra i livelli statali.

L'iniziativa costituisce una ingerenza nelle competenze cantonali, ha spiegato il ministro della giustizia Beat Jans a nome del Consiglio federale, ricordando che l'Esecutivo ha già approvato i rapporti in adempimento di due postulati, uno relativo alle naturalizzazioni della seconda generazione di stranieri e l'altro ai verbali dei colloqui di naturalizzazione. I risultati saranno discussi con i Cantoni e i Comuni, ha aggiunto Jans, raccomandando di respingere l'iniziativa popolare senza presentare un controprogetto diretto o indiretto. Il dossier è pronto per le votazioni finali.