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Svizzera
No ai crediti CS, un segnale politico o un pericolo per la concordanza?
Redazione
3 anni fa
Tempo di bilanci dopo la sessione straordinaria del Parlamento sul caso CS-UBS. Per Piero Marchesi (UDC) andavano stabilite regole più chiare nell'ambito del settore bancario, mentre Marco Romano (Il Centro) si dice preoccupato per l'esito del voto: "UDC e PS, due partiti di governo, hanno delegittimato il gremio esecutivo".

In due giorni il Consiglio nazionale ha bocciato per la seconda volta l'impegno di 109 miliardi di franchi verso UBS per l'acquisizione di Credit Suisse. Un “no” di protesta per lanciare un segnale politico al Consiglio federale, ma che di fatto non blocca le garanzie finanziarie. Il Governo ha infatti già sottoscritto accordi vincolanti, dopo aver ottenuto il via libera della Delegazione delle finanze del Parlamento. Le garanzie finanziarie verranno dunque concesse senza il benestare del Parlamento (gli Stati avevano invece approvato per ben due volte i crediti). Il dibattito in aula è stato molto acceso e si sono tentate soluzioni di compromesso tra le due Camere, che però non hanno sortito alcun effetto. A spuntarla il no della congiunzione inedita tra UDC, PS e Verdi. Democentristi, socialisti ed ecologisti hanno spesso evocato il salvataggio di UBS nel 2008, che a loro dire avrebbe dovuto sfociare in norme "too big to fail" ben più severe di quelle poi adottate. Per altri questo “no” ai crediti crea incertezza per la piazza finanziaria. "Con il loro approccio intransigente, UDC e PS mettono in pericolo la concordanza e quindi il modello di successo della Svizzera", ha deplorato EconomieSuisse in una nota odierna. Abbiamo messo a confronto favorevoli e contrari per capire le loro motivazioni.

Piero Marchesi (UDC): “Si è persa un’opportunità per mettere delle regole”

Per Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC, la discussione in Parlamento andava fatta di fronte a una grave crisi che ha investito il sistema bancario svizzero. Si è però persa l'occasione per meglio definire le regole del gioco “affinché una situazione simile non si ripresenti in futuro”, ha sottolineato a Ticinonews. “Con l'acquisizione di Credit Suisse, UBS diventerà un colosso a livello mondiale. La preoccupazione dell'UDC era di mettere delle regole affinché la banca non potesse diventare in futuro una minaccia per la stabilità del paese e mettere in difficoltà la Confederazione, chiamando alla cassa i contribuenti. Purtroppo, il Parlamento, con la coalizione liberale-ppd e la sinistra, ha voluto evitare di mettere delle regole chiare”. Il partito si è quindi opposto al progetto finale, che è caduto. “È un segnale politico importante al Consiglio federale e al settore bancario”, rimarca Marchesi, secondo cui è importante continuare su questa strada e non nascondersi dietro un dito: “Problemi simili potrebbero presentarsi anche in futuro perché il Parlamento ha rifiutato di trovare delle regole”.

Marco Romano (Il Centro): "Un approccio fuori luogo da campagna elettorale"

Marco Romano (Il Centro) non risparmia invece critiche per la scelta odierna del Nazionale. "Usciamo da una due giorni molto deludente e preoccupante per le nostre istituzioni. Due partiti di governo, che hanno in totale quattro consiglieri federali, hanno delegittimato il gremio esecutivo del nostro paese e hanno portato a un approccio fuori luogo, da campagna elettorale, con rivendicazioni non subito realizzabili". Per Romano si tratta di un brutto segnale dopo che la Svizzera è riuscita a salvare la situazione. "Lunedì 20 marzo avremmo potuto svegliarci con una banca fallita, con decine di migliaia di cittadini senza più un conto bancario e con l'impossibilità per le ditte di poter accedere alle liquidità e di poter versare gli stipendi in quella settimana". Ora lo sguardo è rivolto al futuro e alle disposizioni legislative che serviranno per i prossimi anni. “Ma non lo si poteva fare in queste 48 ore”, precisa il consigliere nazionale centrista, che guarda con preoccupazione alla polarizzazione che si è delineata con il voto. "Né l'UDC né il PS sono più disposti a scendere a compromessi, a difendere le nostre istituzioni. L'unico scopo era quello di profilarsi e fare campagna elettorale".