
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione dell'ex consigliere nazionale leghista Norman Gobbi (ora Consigliere di Stato) con cui chiedeva al governo di bloccare il ristorno all'Italia della parte delle imposte alla fonte dei frontalieri italiani. Tutto ciò fino alla conclusione con la vicina Repubblica dell'accordo sulla doppia imposizione e fino a quando l'Italia avrà stralciato la Svizzera dalle sue liste nere. Nella mozione - controfirmata da altri 25 deputati tra cui i ticinesi Fabio Abate (PLR) e Ignazio Cassis (PLR) - Gobbi invitava anche il Consiglio federale a versare ai cantoni Ticino, Grigioni e Vallese la parte eccedente dei proventi fiscali versati all'Italia (38,8%), rispetto all'aliquota concordata con l'Austria (12,5%). L'ex deputato ticinese ricorda che l'accordo sui frontalieri con l'Italia risale al 1979, entrando però in vigore retroattivamente il primo gennaio 1974. Secondo tale accordo il reddito dei frontalieri viene tassato nei cantoni di lavoro, con un ristorno all'Italia del 40% dei proventi fiscali (38,8% dal 1985). Stando alla Divisione cantonale delle contribuzioni, la quota parte del Ticino restituita all'Italia è stata nel 2009 di 53'981'000.- franchi, cui si aggiungono le quote-parte di Grigioni e Vallese. Opponendosi alla mozione, nella risposta il Consiglio federale non entra esplicitamente nel merito della richiesta di Gobbi di bloccare il ristorno, limitandosi ad affermare che "segue attivamente l'evoluzione delle relazioni con l'Italia, secondo partner commerciale della Svizzera, con cui il nostro Paese intrattiene tradizionalmente buoni rapporti". Per Berna, la situazione che si è venuta a creare gradualmente in materia fiscale è particolarmente complicata ed è importante "sbloccarla". In questo senso, occorre rilanciare il dialogo con l'Italia in materia fiscale. ATS
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