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Svizzera
Niente Pasqua in famiglia per un omicida
Niente Pasqua in famiglia per un omicida
Niente Pasqua in famiglia per un omicida
Redazione
9 anni fa
Il TF ha respinto il ricorso di un cittadino italiano più volte condannato. Potrà rientrare in Svizzera nel 2019

Non potrà trascorrere le vacanze di Pasqua in famiglia un cittadino italiano di 56 anni, riconosciuto colpevole di assassinio quasi 20 anni fa, che aveva ricorso al Tribunale federale contro il divieto d’entrata in Svizzera intimatogli dall’allora Ufficio federale degli stranieri (oggi Segreteria di Stato della migrazione, SEM).

L’uomo, nato nel 1961, era arrivato in Svizzera nel 1974 grazie al ricongiungimento famigliare e, ancora minorenne, era più volte finito al centro di vicende giudiziarie. Da lì in avanti, la sua fedina penale si è allungata in maniera impressionante: tra il 1980 e il 1990 è stato oggetto di 7 condanne penali per furto e rapina a mano armata che, sommate, si sono tradotte in un cumulo di pene detentive pari a 11 anni di prigione.

Il 18 settembre 1989 l’Ufficio federale degli stranieri gli ha intimato il divieto di entrata in Svizzera a tempo indeterminato e dieci anni più tardi è stato riconosciuto colpevole di omicidio e altri reati quali l’infrazione alla Legge federale sul materiale bellico. Fatti e accuse che l'hanno portato a una condanna a 20 anni di reclusione. L’uomo è stato espulso e ha scontato la sua condanna in Italia. Nel 2009 è stato infine scarcerato.

Nel 2013 ha presentato una domanda di riesame del divieto di entrata in Svizzera che la SEM ha parzialmente accolto, limitandone gli effetti al 24 luglio 2019. Non soddisfatto, aveva ricorso – inutilmente - al Tribunale amministrativo e al Tribunale federale.

Dopo che nel settembre del 2015 la richiesta di un salvacondotto di tre settimane per poter passare le feste natalizie del 2016 in famiglia gli è stato negato, l’uomo ha presentato un nuovo ricorso alla SEM contro il divieto di entrata impostogli. Il Tribunale amministrativo federale ha nuovamente rigettato il ricorso, ritenendo che la questione fosse già stata sollevata e trattata nell’ambito della sua richiesta di riesame. L’uomo si è così rivolto al Tribunale federale, richiedendo inoltre un salvacondotto valido per le prossime vacanze di Pasqua.

Ma i giudici di Mon Repos hanno respinto il suo ricorso (e ha dichiarato irricevibile la parte concernente il salvacondotto per Pasqua) evidenziando come le ragioni familiari addotte non fossero sufficienti a giustificare una sospensione del divieto d’entrata in Svizzera.

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