
Un logo famoso in tutto il mondo, finito sui social per chiedere un sì nelle urne. La Croce Rossa svizzera non ci sta e, ora che l'iniziativa sulla neutralità è stata bocciata, passa al contrattacco.
A parlare è la direttrice Nora Kronig, intervistata dal Blick. «Durante la campagna il nostro logo è stato usato in modo improprio», denuncia. Il caso riguarda un post pubblicato sui social dall'associazione Souveraineté Suisse: una foto dell'ambasciatrice della Croce Rossa Linda Fäh con la maglietta dell'organizzazione, accompagnata dalla scritta a caratteri cubitali «La Croce Rossa ha bisogno di una neutralità garantita» e dall'invito a votare sì.
Alla Croce Rossa la mossa non è piaciuta per niente. Strumentalizzare il nome e l'emblema a fini politici è «problematico», sottolinea Kronig, perché mette a rischio la credibilità dell'organizzazione. La reazione è stata immediata: gli autori sono stati minacciati di una denuncia.
Ma il problema, per la direttrice, va oltre il singolo post. Durante tutta la campagna la tradizione umanitaria svizzera è stata tirata in ballo più volte. La settimana scorsa la «Weltwoche» titolava addirittura in prima pagina: «Senza neutralità, niente Croce Rossa». Un accostamento che Kronig respinge con decisione: «La neutralità della Croce Rossa non ha nulla a che vedere con quella della Svizzera».
La differenza, spiega, è semplice. Uno Stato neutrale protegge anzitutto i propri interessi e la propria popolazione. La Croce Rossa invece è neutrale per poter dialogare con tutte le parti e aiutare chiunque ne abbia bisogno. Un principio fondamentale, ma senza alcuna dimensione politica.
Il risultato del voto, quindi, non cambierà nulla per il lavoro umanitario. E la Croce Rossa ricorda che di regola non prende posizione nelle votazioni che non toccano il suo mandato.

