
Neuchâtel è il primo Cantone in Svizzera a introdurre il salario minimo. Il Tribunale federale ha infatti respinto, con sentenza pubblicata oggi, i ricorsi inoltrati nel 2014 da padronato e associazioni economiche, che lamentavano la violazione della libertà economica e del diritto federale.
Via libera dunque alla legge adottata dal Gran Consiglio neocastellano, che ha fissato a 20 franchi l'ora la retribuzione minima (41'759 franchi all'anno). Considerando una settimana lavorativa di 41 ore, ciò corrisponde a dodici mensilità di 3'480 franchi.
Secondo i giudici di Mon Repos questa misura di politica sociale mira a combattere il fenomeno dei "working poor" ed è conforme al principio costituzionale della libertà economica e al diritto federale.
La sentenza era attesa da tempo in diversi Cantoni, tra cui anche il Ticino dove il popolo ha adottato nel 2015 l'iniziativa popolare dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino". Iniziativisti e sindacati da un lato, e mondo economico dall'altro, ricordiamo, non sono riusciti ad accordarsi su una retribuzione. I primi non vogliono che sia inferiore ai 3500 franchi, mentre il secondo auspica un minimo attorno ai 3000 franchi, facendo riferimento alla busta paga minima fissata nella maggior parte dei contratti normali di lavoro in vigore in Ticino. La patata bollente è ora nelle mani del Consiglio di Stato.
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