
Finale a sorpresa nel primo il processo per "phishing" internazionale presso il Tribunale penale federale di Bellinzona. Invece di condannare i tre imputati, la corte ha messo in dubbio la competenza di un tribunale svizzero per fatti avvenuti all'estero. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) deve adesso rioccuparsi del caso. Il dossier è stato quindi rinviato al MPC per la conduzione di una procedura preliminare ordinaria, ha affermato la presidente della corte. Certo gli imputati hanno leso anche molte persone in Svizzera, ma si tratta in realtà principalmente di crimini commessi da stranieri all'estero e che hanno danneggiato soprattutto stranieri. La Svizzera adottando la convenzione sulla cibercriminalità non si è impegnata a perseguire casi avvenuti all'estero. Per questo non vi sarà una sentenza sulla base dell'atto d'accusa. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) aveva depositato in agosto un atto di accusa con rito abbreviato nei confronti di tre presunti membri di un'associazione specializzata nel furto di informazioni di carte di credito su Internet. Gli imputati, di cittadinanza russa e marocchina, arrestati a Bangkok (Thailandia) ed estradati in Svizzera, avevano ammesso i fatti loro contestati e patteggiato una pena di tre anni. È la prima volta che la magistratura svizzera promuoveva l'accusa contro presunti autori attivi a livello internazionale che non sono mai stati fisicamente presenti nel Paese, aveva reso noto in agosto il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) in una nota. Per questo si parlava di un "procedimento penale di prova". Oggi il procuratore federale titolare del caso ha affermato di non essere "veramente sorpreso" di questa decisione. Ora il MPC informerà le autorità penali straniere della decisione odierna e aspetterà le reazione. Era anche un tentativo per capire con quali risorse si può condurre una procedimento in relazione con la cibercriminalità. Negli ultimi anni sono stati denunciati oltre 500 casi per "phishing" con carte di credito.
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