
Nessuna marcia indietro del Consiglio degli Stati sull'abolizione della prescrizione per il reato di assassinio. Confermando quanto deciso l'anno scorso, i «senatori» hanno stabilito, per 25 voti a 18 (due astenuti), che per questo crimine il termine deve essere eliminato e non restare a 30 anni, come prevede ora il Codice penale (CP). Il dossier è pronto per le votazioni finali.
Il Parlamento si sta occupando da tempo dell'abolizione della prescrizione per taluni crimini a seguito di un'iniziativa del canton San Gallo, accolta dalle Camere nel 2021. Rispetto a questa, il progetto di modifica del CP prende in considerazione solo l'assassinio e non tutti i «reati gravi» passibili di una pena detentiva «a vita».
Nel marzo scorso, il Consiglio nazionale, seguendo gli Stati, aveva deciso di eliminare il termine di prescrizione. Il dossier era poi tornato alla Commissione degli affari giuridici degli Stati (CAG-S) per l'esame di alcune divergenze.
In estate, il ribaltone: la commissione aveva cambiato idea e ritenuto che aumentare, come deciso in aula, da 15 a 30 anni il termine di prescrizione dell'azione penale per l'omicidio intenzionale e per altri reati, allo scopo di allinearlo a quello applicabile all'assassinio, fosse sufficiente per tenere conto degli interessi delle vittime e della finalità dell'iniziativa cantonale.
«Capisco che, a livello emotivo, sia complicato accettare che lo Stato dica basta dopo 30 anni», ha ammesso il relatore Matthias Michel (PLR/ZG). Si tratta però di porre dei limiti al sistema giudiziario, ha spiegato. Carlo Sommaruga (PS/GE) ha invece evidenziato l'unanimità con la quale tutti gli esperti e gli attori del settore si sono espressi contro l'imprescrittibilità dell'assassinio.
Anche il consigliere federale Beat Jans si è detto d'accordo, pur ammettendo che, grazie ai progressi tecnologici, si possono ad esempio rinvenire tracce di DNA dopo molti anni. «Tuttavia, una prova non fa un crimine. Più tempo passa e più è difficile capire cosa è successo», ha aggiunto il ministro della giustizia, sottolineando tra le altre cose il rischio di dare «false speranze» ai famigliari delle vittime.
Malgrado questi pareri, il plenum oggi ha preferito restare sulla propria linea e abolire la prescrizione. Daniel Jositsch (PS/ZH) ha in primis ricordato il chiaro voto del marzo 2025, 34 voti a 5, con cui lo stesso plenum si era già schierato per l'imprescrittibilità assassinio. Lo zurighese ha poi snocciolato una serie di «cold case», come quello della studentessa americana Amy Lopez uccisa in Germania, che in Svizzera non sarebbe stato possibile risolvere proprio a causa del sopraggiungere della prescrizione.
«Non ho ricevuto alcuna lettera di famigliari che ci chiedono di abolirla. Al contrario, tutti quelli con cui ho parlato si sentono abbandonati», ha proseguito Jositsch, convincendo i colleghi. Per quanto riguarda un eventuale trauma per i parenti in caso di riapertura dell'indagine, «dopo 29 anni non c'è, dopo 31 sì?», si è chiesto il «senatore».
Da ricordare che, attualmente, il CP prevede l'imprescrittibilità per il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e i reati qualificati di natura terroristica, nonché per gli atti di natura sessuale o pornografica commessi su minori.

