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Tribunale federale
Nessun risarcimento al professore coinvolto nello scandalo impianti
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Keystone-ats
3 anni fa
La direttrice dell'istituto per il quale l'interessato lavorava a tempo parziale gli aveva assicurato che avrebbe potuto succederle nel 2019. Non solo tale nomina non si era concretizzata, ma nel 2020 l'Università di Zurigo aveva sottoposto al professore un accordo di risoluzione del rapporto di lavoro.

Un medico e professore coinvolto in uno scandalo di impianti venuto alla luce a fine 2018 non sarà indennizzato. L'uomo chiedeva un risarcimento di 750'000 franchi al cantone di Zurigo per non aver potuto ottenere un posto che gli era stato promesso all'Università proprio in seguito allo scandalo. Il Tribunale federale (TF) ha respinto il suo ricorso in una sentenza pubblicata oggi.

La vicenda

Il caso era scoppiato nel novembre 2018 in un momento particolarmente delicato per l'interessato: la direttrice dell'istituto per il quale lavorava a tempo parziale dal 2016 gli aveva assicurato che avrebbe potuto succederle nel 2019. Non solo tale nomina non si era concretizzata, ma nell'agosto 2020 l'Università di Zurigo (UZH) aveva sottoposto al professore un accordo di risoluzione del rapporto di lavoro, che egli aveva firmato. Due mesi più tardi, il ricorrente aveva intentato un'azione di responsabilità dello Stato contro l'UZH e il Cantone, sostenendo di aver perso prospettive professionali per un ammontare di 750'000 franchi.

Cosa ha detto il TF

Il professore basava essenzialmente la sua richiesta sulle assicurazioni fornite dalla direttrice dell'istituto. Come i loro colleghi del Tribunale amministrativo del cantone di Zurigo, i giudici del TF constatano che la direttrice non fosse competente a decidere la sua successione, anche se non è contestato che avesse raccomandato il ricorrente. Secondo la quarta Corte di diritto pubblico, il professore non è stato in grado di produrre un documento indirizzato direttamente a lui in cui gli fosse stata promessa la carica da parte di una persona o di un'istanza autorizzata a farlo. Al centro dello scandalo venuto alla luce nel 2018 è stato il disco intervertebrale artificiale "Cardisc-L". Questo impianto aveva portato gravi complicazioni per molti pazienti. Il ricorrente, oggi 65enne, è uno dei due ricercatori svizzeri che avevano partecipato allo sviluppo di questa protesi.