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Svizzera
Nessun diritto di veto del Parlamento sulle ordinanze del Governo
Nessun diritto di veto del Parlamento sulle ordinanze del Governo
Nessun diritto di veto del Parlamento sulle ordinanze del Governo
Redazione
6 anni fa
Per la seconda volta, la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati raccomanda al plenum di non entrare nel merito della richiesta frutto di un'iniziativa di Thomas Aeschi

È a un passo dal fallimento l'idea di dotare il parlamento del diritto di veto nei confronti delle ordinanze emanate dal Consiglio federale. Per la seconda volta, la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati (CIP-S) raccomanda infatti al plenum di non entrare nel merito della richiesta frutto di un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Thomas Aeschi (UDC/ZG).

Qualora, come è probabile, i "senatori" dovessero seguire questa raccomandazione, il dossier verrebbe definitivamente affossato. Come indica una nota odierna dei servizi parlamentari, la CIP-S ha confermato all'unanimità di non volere entrare in materia sul progetto. La CIP-S ha dovuto ridiscutere l'oggetto dopo che lo scorso marzo il Consiglio nazionale aveva ribadito di voler modificare nel senso voluto dall'iniziativa la Legge sul Parlamento con 99 voti contro 83 e 6 astenuti. Secondo la maggioranza, le Camere federali devono disporre di un diritto di veto contro talune ordinanze emesse dal Consiglio federale poiché queste non sempre rispettano la volontà del legislatore.

Per la minoranza del Nazionale, invece, la proposta viola il principio della separazione dei poteri: la Costituzione federale stabilisce che il Consiglio federale è competente per la promulgazione senza restrizioni di ordinanze d'esecuzione. Un diritto di veto, inoltre, allungherebbe eccessivamente il processo legislativo. Per la maggioranza, invece, tali timori sono infondati essendo stati inseriti dei paletti: occorrerà infatti almeno un terzo dei membri di un Consiglio per giustificare una domanda di veto contro le ordinanze. Altro ostacolo: soltanto le domande sostenute dalla maggioranza di una commissione sarebbero trasmesse alla Camera.

Ora toccherà agli Stati pronunciarsi in giugno, durante la sessione estiva. Lo scorso autunno avevano respinto a larga maggioranza l'entrata nel merito, una decisione che dovrebbe essere confermata tra qualche settimana, a meno di clamorose sorprese.

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