
Pensare di sostituire l'energia prodotta dalle attuali centrali nucleari entro il 2029 facendo ricorso alle rinnovabili è pura utopia, nonché un pericolo per l'approvvigionamento del paese che dovrebbe dipendere maggiormente dall'estero per procurarsi corrente elettrica. È sulla scorta di queste considerazioni che il Consiglio nazionale ha raccomandato oggi (120 voti a 71) a popolo e cantoni di respingere l'iniziativa dei Verdi "Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare". Il dossier va agli Stati. Questa modifica costituzionale prevede lo spegnimento di tutti i reattori dopo 45 anni di impiego, ossia al massimo nel 2029: sarebbero interessati gli impianti argoviesi di Beznau II e Leibstadt, nonché quello ubicato nel canton Soletta di Gösgen. Un anno dopo l'eventuale accettazione dell'iniziativa, dovrebbe essere chiusa la centrale di Beznau I (AG), la più vecchia in attività al mondo. Mühleberg, a Berna, verrà tolta dalla rete nel 2019. Per la destra in parlamento, l'iniziativa degli ecologisti è troppo radicale e rischia di aprire una voragine nell'approvvigionamento, giacché è utopico pensare che le energie rinnovabili possano sostituire in dieci anni il 40% della corrente prodotta dai reattori. Vi è il rischio che la Svizzera debba importare energia, magari prodotta da centrali a gas tedesche o da reattori atomici francesi. "Per compensare la mancata produzione di corrente dovremmo realizzare oltre 5 mila turbine eoliche", ha dichiarato Christian Wasserfallen (PLR/BE), facendo notare che le procedure per la realizzazione di simili impianti richiedono da 5 a 10 anni. "Senza contare le opposizioni degli stessi ambientalisti che non vogliono veder deturpato il paesaggio", ha aggiunto. Il consigliere nazionale PLR, ha inoltre rammentato il rischio che i gestori chiedano risarcimenti, in caso di spegnimento anticipato, per centinaia di milioni di franchi a causa degli investimenti non ammortizzati. È già capitato in Germania, ha precisato. Il campo rosso-verde - ma sostegno è venuto anche dal centro - ha invece difeso l'iniziativa, dal momento che su questo aspetto la strategia energetica 2050 del Governo, approvata ieri dal plenum, non va abbastanza lontano: fissa a 60 anni la durata di vita delle vecchie centrali e non pone limiti per quelle più recenti, senza contare che la maggioranza ha stralciato dalla legge la condizione di garantire misure di sicurezza "crescenti" e concesso ai gestori la possibilità di chiedere risarcimenti in caso di spegnimento. "Non si può quindi parlare di un vero commiato dall'atomo", ha detto Bastien Girod (PS/ZH). Per i fautori dell'iniziativa, sussistono impellenti motivi di sicurezza per finirla con le centrali elvetiche, specie Beznau I, considerata un bomba ad orologeria. Un incidente nucleare nel nostro piccolo paese comporterebbe l'esodo forzato di un milione di persone. "Mantenere in servizio le nostre vecchie centrali equivale a giocare alla roulette russa, con la sola differenza che ad essere toccate sarebbero milioni di persone", ha dichiarato Christian van Singer (Verdi/VD).
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