
Il Consiglio nazionale non molla: un soldato di milizia non deve essere costretto a compiere corsi di ripetizione all'estero. Una maggioranza di sinistra e dell'UDC ha respinto per la terza volta la posizione in materia di Consiglio federale e Consiglio degli Stati. La decisione è stata presa con 113 voti contro 64. Come nei precedenti dibattiti, PLR, PPD e PBD hanno sostenuto che occorre lasciare aperto questo spiraglio. Tanto più che questi giorni di servizio sarebbero effettuati fuori di confini - parzialmente o interamente - soltanto se lo scopo dell'istruzione non può essere raggiunto in Svizzera. I socialisti hanno cercato inutilmente il compromesso, limitando l'obbligo dei corsi di ripetizione all'estero ai servizi d'istruzione delle forze aeree, unico settore - a loro modo di vedere - in cui vi è una reale necessità. Dato che questa proposta è stata respinta con 63 voti contro 32, il PS si è poi schierato con l'opposizione di fondo dei Verdi e dell'UDC per evitare "grandi manovre all'estero basate su una visione obsoleta della minaccia". Il dossier ritorna per la terza volta agli Stati che si sono sempre chiaramente espressi per la possibilità d'obbligare un soldato di milizia a seguire un'istruzione fuori dai confini nazionali. Se la Camera dei cantoni dovesse insistere, la revisione della legge sull'esercito finirà in conferenza di conciliazione, col rischio d'essere silurata nel voto finale. Ma questa non è la sola minaccia che pende sul progetto. L'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) ha preannunciato di impugnare il referendum se il parlamento dovesse ancorare nella legge l'obbligo dei corsi di ripetizione all'estero. ATS
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