
L'ex datore di lavoro e il nuovo proprietario di un'impresa insolvente non dovrebbero accollarsi i debiti derivanti dai salari non pagati nei confronti del personale. Nonostante l'opposizione degli Stati, il Nazionale ha ribadito oggi per 123 voti a 56 l'intenzione di stralciare quest'obbligo dalla legge federale sull'esecuzione e fallimento allo scopo di facilitare il risanamento delle imprese in crisi. Quest'ultimo aspetto della revisione - ispiratasi al tracollo di Swissair - è ormai l'ultimo ostacolo di peso tra i due Consigli. Nel corso dei dibattiti, le Camere hanno finalmente deciso di obbligare le società con almeno 250 collaboratori che procedono a licenziamenti collettivi (ossia oltre 30 dipendenti) a mettere a punto un piano sociale. In cambio, coloro che decidono di subentrare quali nuovi proprietari non dovrebbero più essere obbligati a riprendere l'intero organico. La maggioranza di destra della Camera del popolo vorrebbe andare oltre, eliminando l'obbligo vigente per l'ex datore di lavoro e il nuovo acquirente di rispondere in modo solidale dei vecchi debiti - leggi salari - nei confronti degli impiegati antecedenti il cambio di proprietà. Il Nazionale vorrebbe insomma privarli di simile fardello. Per Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL), invece, una simile soluzione rimetterebbe in forse l'equilibrio del progetto. Attualmente, ha spiegato senza però convincere i colleghi, l'assicurazione disoccupazione versa quattro mesi di salario in caso di fallimento. La soppressione della responsabilità solidale impedirebbe alla cassa di farsi rimborsare dal nuovo proprietario. "Sarebbe quindi la collettività a pagare la fattura", ha rincarato la consigliera federale Simonetta Sommaruga. ATS
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