
L'estate attuale lo ha ampiamente dimostrato: le ondate di calore estremo hanno delle conseguenze non solo su benessere e salute delle persone, ma anche sull'ambiente. A soffrire particolarmente a causa di caldo e siccità sono state agricoltura e allevamento, ma non solo. Particolare preoccupazione è stata destata anche dai minimi record toccati nei laghi e nei fiumi svizzeri. I lunghi periodi di canicola hanno provocato un drastico abbassamento delle acque con conseguenze non da poco. Ricordiamo, ad esempio, il caso della centrale nucleare di Beznau che a fine giugno è stata costretta a ridurre la propria produzione e a scollegare dalla rete i due reattori nucleari a causa delle temperature troppo elevate dell'Aare.
Uno snodo cruciale
Ma è un altro importante fiume, il Reno, ad aver attirato su di sé l'attenzione nelle ultime settimane, alimentando preoccupazioni che potrebbero aumentare in ottica futura. Complice il riscaldamento climatico e il conseguente abbassamento dei livelli idrici, infatti, la navigazione lungo il grande corso d'acqua potrebbe essere «a rischio per cinque mesi all'anno entro la fine del secolo», secondo le analisi riportate da Blick e Watson. Un periodo molto lungo e che potrebbe avere delle conseguenze tangibili sull'economia svizzera dato che il Reno costituisce uno snodo cruciale per il nostro Paese, fungendo da «autostrada» fluviale - passateci il termine - per diversi tipi di merci. Basti pensare che il 10% delle materie prime parte del commercio che la Svizzera intrattiene con gli altri Paesi viene trasportato via nave proprio grazie a questo fiume. A confermare questa tesi al quotidiano zurighese è stato Massimiliano Zappa dell'Istituto federale svizzero per la ricerca su foreste, neve e paesaggio (WSL): «In futuro il Reno diventerà meno affidabile per il trasporto marittimo». A pesare sul livello critico dei corsi d'acqua e dei bacini idrici svizzeri in estate è anche quanto successo nella stagione fredda, come spiega l'esperto: «La mancanza di neve in inverno sta avendo un impatto notevole. Manca l'acqua di disgelo». Condizioni climatiche che, non solo sembrano essere destinate a ripetersi, ma che negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico.
«Danni per miliardi»
Oltre al danno ambientale che causerebbe un abbassamento del Reno, va considerato anche l'impatto economico per la Svizzera che, secondo quanto riportato dal Blick, «sarebbe enorme». «Se in futuro il Reno dovesse prosciugarsi regolarmente, si verificherebbero danni cronici per miliardi», ha spiegato Jan-Egbert Sturm, ricercatore economico al Politecnico di Zurigo (ETH). Per questa ragione sarebbe «essenziale» fare un ampio ricorso al trasporto ferroviario, stradale e aereo: «Ciò che richiederà investimenti per miliardi». Previsioni e preoccupazioni che hanno già fatto muovere il settore della navigazione renana, in vista della ricerca di possibili misure. Tra queste potrebbe esserci l'introduzione, entro una decina di anni, di una nuova flotta «con navi da trasporto più larghe e con pescaggio ridotto». Oppure anche lo scavo del canale del fiume, per renderlo più profondo, nei punti particolarmente critici. Delle idee che potrebbero permettere, almeno per un po', di far fronte al problema, «ma che non sono sufficienti a lungo termine».

