
Dopo l'abbandono delle naturalizzazioni tramite votazione, a seguito di una decisione del Tribunale federale nel 2003, il tasso di nuovi svizzeri è risultato in crescita. "Senza questo cambiamento 12 mila stranieri in meno si sarebbero naturalizzati tra il 2005 e il 2010", rileva uno studio sostenuto dal Fondo nazionale (FNS). Se a decidere sulla richiesta di naturalizzazione sono le assemblee comunali la percentuale dei "no" è nettamente più alta di quando invece la decisione viene presa dai Municipi o dai consigli comunali, indica il FNS. I ricercatori Jens Hainmueller (Massachusetts Institute of Technology) e Dominik Hangartner (London School of Economics e Università di Zurigo), specialisti in scienze politiche, hanno voluto conoscere il motivo di questa disparità e hanno quindi analizzato le decisioni adottate in oltre 1400 comuni nel periodo 1990-2010. Nel 1990 l'80% dei comuni elvetici in materia di naturalizzazioni si affidava alla democrazia diretta, con votazione segreta o tramite assemblea comunale. Nel 2003 il Tribunale federale ha dichiarato "illegittimi" i rifiuti espressi a scrutinio segreto. Questa la motivazione principale: ogni candidato la cui domanda viene bocciata ha diritto a ricorrere, ma il voto segreto - contrariamente a quello preso in sede di assemblea comunale - non dà modo di esprimere le motivazioni del rifiuto e quindi permettere il ricorso. Da allora numerosi comuni sono passati dal sistema di democrazia diretta a quello di democrazia rappresentativa, trasferendo la decisione sulle naturalizzazioni al Municipio, al consiglio comunale o a una speciale commissione. Il 30% dei comuni però decide ancora attraverso l'assemblea comunale. Delle 1400 località esaminate, circa 600 hanno mutato sistema e le conseguenze sono state notevoli: nel primo anno dopo il cambiamento il tasso di naturalizzazioni ha compiuto un balzo in avanti, in media del 50%; la stessa cosa è avvenuta negli anni seguenti. ATS
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