
Aveva tutte la carte in regola per ottenere il passaporto rossocrociato: da 20 anni vive a Ingenbohl, nel Canton Svitto, con il marito (a sua volta naturalizzato) e i due figli, è integrata e collabora per un’associazione di samaritani e ha buone conoscenze di politica nazionale. Eppure una cittadina irachena di 60 anni si è vista rifiutare la cittadinanza comunale.
Il motivo? Le sue conoscenze del tedesco, ritenute insufficienti dalla commissione per le naturalizzazioni. A detta dei commissari, la 60enne si è dimostrata troppo insicura nel rispondere alle domande, con cambi di tono nella voce e, soprattutto, 204 ‘eh’ che le sono sfuggiti durante l’audizione del 23 agosto 2017.
La decisione di non concederle la cittadinanza comunale - e, di conseguenza, il passaporto rossocrociato - era stata confermata il 24 aprile 2018 anche dal Tribunale cantonale amministrativo e per ottenere giustizia la donna si è dovuta rivolgere fino al Tribunale federale (TF).
I giudici di Mon Repos hanno accolto il suo ricorso e bacchettato le autorità comunali. “Il Comune ha arbitrariamente disconosciuto le competenze linguistiche della ricorrente”, si legge nella sentenza dello scorso 11 luglio pubblicata ieri. La donna, infatti, aveva presentato un certificato linguistico rilasciato dal Centro di formazione professionale di Pfäffikon (SZ) che non era stato considerato.
Il Comune di Ingenbohl dovrà ora concederle la cittadinanza comunale oppure avviare ulteriori accertamenti sulle competenze linguistiche della donna.
(Sentenza 1D_4/2018 dell'11 luglio 2019)
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