
Sono 10'700 le bambine e le donne minacciate, o colpite, in Svizzera dalla pratica delle mutilazioni genitali. Lo afferma l'Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, precisando che sul piano mondiale il problema concerne 130 milioni di donne. "Anche in Svizzera vivono comunità originarie di paesi in cui vengono praticate le mutilazioni genitali femminili", si legge in un comunicato odierno. "Le donne e le bambine interessate sono principalmente originarie di Somalia, Eritrea ed Etiopia", cui di recente si sono aggiunti Sudan ed Egitto. Le mutilazioni genitali femminili violano i diritti fondamentali della persona umana. La pratica è dolorosa e le vittime soffrono a vita di conseguenze fisiche e psichiche, come gravi emorragie e dolori durante la minzione o i rapporti sessuali. "Le esperienze raccolte in tutto il mondo dimostrano che la lotta contro questa pratica brutale è efficace quando la prevenzione va di pari passo con la repressione", afferma la direttrice generale di Unicef svizzera Elsbeth Müller, citata nel comunicato. "La Svizzera ha emanato un divieto esplicito delle mutilazioni genitali femminili". "Ora, è necessario attuare misure di prevenzione mirate". ATS
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