
Ginevra ha deciso di lanciare uno studio in merito alla presenza di centinaia di tonnellate di munizioni giacenti in fondo al Lago Lemano, al largo della città di Calvino. Il materiale è stato depositato dalla società Hispano-Suiza negli anni '50 e '60. Le autorità cantonali seguono le raccomandazioni del Consiglio federale, che in seguito a un'interpellanza del consigliere agli Stati Thomas Minder (indipendente/SH) consigliava ai cantoni interessati di effettuare indagini più approfondite.
Il Canton Ginevra è in contatto con il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), indica in una nota odierna il Dipartimento del territorio ginevrino, confermando una notizia apparsa sul quotidiano "La Tribune de Genève".
In risposta all'interpellanza, lo scorso febbraio il governo ha indicato che "la quantità di munizioni presenti in fondo al lago è stimata da 150 a 1000 tonnellate", assicurando che tuttavia dalle analisi svolte non risultano sinora pericoli per le acque potabili.
L'associazione ambientalista Odysseus 3.1 lo scorso autunno aveva esplorato i fondali del Lemano, scoprendo alcune casse di munizioni scoperchiate che giacevano a una profondità di 45-55 metri. Secondo l'organizzazione le munizioni in questione contengono molti elementi tossici - come i metalli pesanti - che in caso di corrosione potrebbero diffondersi e causare notevoli danni ambientali.
Da indagini svolte negli anni 2002 e 2004 risulta che nel Lago Lemano sono state scaricate delle casse di munizioni, rileva il Consiglio federale, aggiungendo che alcune di esse sono aperte e il contenuto è in contatto con l'esterno. Le ricerche non hanno però consentito di individuare chiaramente la posizione delle munizioni sul fondale. Le misure in merito alla protezione delle acque rientrano però nella sfera di competenza dei Cantoni, anche se il governo si è detto favorevole a un eventuale coinvolgimento di specialisti del DDPS.
Il Canton Ginevra ha dunque deciso di dare seguito alle raccomandazioni del governo, sebbene le modalità e le scadenze di queste analisi ulteriori non sono ancora note. La granconsigliera ginevrina Salima Moyard (PS) nel 2017 aveva già sollecitato - invano - il Consiglio di Stato. È poi stato infruttuoso anche il suo secondo tentativo, avvenuto in seguito alle rivelazioni di Odysseus 3.1. In gennaio aveva depositato una mozione che chiedeva di mappare le zone interessate e di analizzare il contenuto delle casse, invitando il Consiglio di Stato a effettuare una bonifica.
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