
L'MPC ha rilasciato questa settimana i due marocchini e il russo accusati di "phishing" internazionale. Vista l'incertezza sul procedimento penale a loro carico, rischiavano di scontare una pena superiore a quella prevista dalla sentenza. Lo ha affermato all'ats un portavoce del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), confermando un'informazione riferita oggi dalla Nzz am Sonntag. Attraverso per esempio falsi messaggi di posta elettronica, i tre erano riusciti ad ottenere dal 2008 informazioni riservate su oltre 130'000 carte di credito in tutto il mondo. Più di 3'600 dati concernevano cittadini svizzeri, che in totale hanno perso circa 3,5 milioni di franchi a causa di questa truffa informatica. Gli accusati, che si trovavano in Thailandia mentre commettevano il reato, avevano confessato e accettato di scontare una pena di tre anni. Alla fine dello scorso mese di ottobre, il Tribunale penale federale di Bellinzona aveva però messo in dubbio la competenza delle autorità giudiziarie svizzere nell'esprimersi su fatti avvenuti all'estero e aveva rinviato il dossier all'MPC. Dopo questa decisione, gli avvocati degli imputati avevano sottolineato le incertezze che aleggiavano sullo svolgimento del processo, chiedendo già in quell'occasione una possibile scarcerazione dei loro clienti, che si trovavano in detenzione preventiva da diverso tempo.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

