
Il Consiglio federale tratta mozioni e postulati che gli sono trasmessi dal parlamento in maniera globalmente adeguata, anche se con grandi variazioni per quel che riguarda la rapidità. È quanto emerge da un rapporto del Controllo parlamentare dell'amministrazione, che evoca miglioramenti degli strumenti di controllo.
Negli ultimi 15 anni le Camere federali hanno adottato 2'233 fra mozioni e postulati, due terzi dei quali presentati da singoli membri del parlamento. Molti di più (72% del totale) sono ad ogni modo i testi depositati e non adottati. In media, il percorso di un atto parlamentare di questi tipi, fra l'adozione da parte del parlamento e l'attuazione del governo, ha una durata di circa tre anni e quattro mesi.
Secondo quanto si legge nel rapporto pubblicato oggi - chiesto dalle Commissioni della gestione ed elaborato in collaborazione con l'università di Berna - non è sempre facile valutare in modo chiaro l'avanzamento di mozioni e postulati, anche perché a causa della moltitudine di domande formulate nei documenti, così come degli obiettivi permanenti che vengono fissati, diventa difficile capire oggettivamente il momento in cui un intervento può essere considerato come messo in opera.
Anche se non esistono leggi precise sulle scadenze, per prassi si considera due anni un tempo limite di risposta da parte del Consiglio federale. Circa nella metà dei casi questa tempistica viene rispettata. I contenuti della domanda vengono inoltre applicati in maniera adeguata a livello formale, anche se non sempre rispondono completamente alle attese degli autori dell'intervento, che a loro volta risultano spesso irrealistiche.
Il basso numero di volte in cui il parlamento ha rifiutato di archiviare un intervento testimonia il fatto che misure vengono prese dal Consiglio federale, anche se questo non significa che le Camere siano totalmente soddisfatte dell'applicazione.
La variazione di durata del percorso di un postulato o di una mozione dipende soprattutto dal carico di lavoro dell'ufficio federale competente, un fattore che può portare a differenze anche di diversi mesi.
Quella che va migliorata, sempre secondo il rapporto, è invece la comunicazione fra i vari servizi coinvolti nelle procedure, che ancora non funziona in maniera automatica. L'unico strumento di controllo è poi il rapporto annuale del Consiglio federale, uno strumento giudicato insufficiente e poco trasparente.
La Commissione della gestione degli Stati, prendendo atto del rapporto, ha dal canto suo formulato alcune raccomandazioni al Consiglio federale, in modo da migliorare la situazione. Fra le varie cose si suggerisce di menzionare sempre l'obiettivo iniziale di un intervento nella proposta di archiviazione, di definire chiaramente le competenze, di adeguare procedure efficienti e di informare personalmente l'autore di un intervento.
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