
Solo il partito liberale-radicale approva l'operato di Hans-Rudolf Merz nella veste di presidente della Confederazione: le altre formazioni politiche sono invece molto critiche, in particolare per la debolezza dimostrata nella difesa del segreto bancario. Il governo è stato eccessivamente deferente verso l'estero, ha commentato il presidente dell'Unione democratica di centro Toni Brunner, intervistato dalla radio della Svizzera tedesca DRS. Merz non è stato in grado di dare prova della necessaria fermezza. Le immagini della sua visita al ministro tedesco delle finanze Peer Steinbrück parlano da sole: il presidente della Confederazione ha detto di aver trovato un amico, ma lui già stava pianificando il prossimo attacco al segreto bancario elvetico. Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente del partito popolare democratico Christophe Darbellay: Merz, sul piano internazionale, è eccessivamente gentile. "Nelle riunioni delle commissioni parlamentari il presidente della Confederazione difende posizioni chiare, ma all'estero si piega". A Darbellay non sono in particolare piaciute le visite a Steinbrück e al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad a Ginevra: specialmente quest'ultima avrebbe dovuto svolgersi in modo molto più discreto. Il presidente non ha avuto un ruolo attivo nelle relazioni internazionali, ha detto la capogruppo socialista in parlamento Ursula Wyss: si è limitato a reagire, ma solo quando la pressione all'estero è diventata troppo forte. Di parere opposto Fulvio Pelli: ha lavorato bene, ha detto il presidente del PLR svizzero alla radio DRS. Si è distinto per la sua efficienza, senza mettersi in mostra, e ha reagito in modo adeguato agli attacchi sferrati contro il segreto bancario. In tempi sorprendentemente brevi è stato inoltre in grado di stipulare numerosi accordi di doppia imposizione. ATS
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