
Ventiquattro mesi sospesi per un periodo di prova di 3 anni, subordinati a un percorso di assistenza riabilitativa. Questa la pena, confermata in ultima istanza dal Tribunale federale (TF), inflitta a un ginevrino che il 27 maggio 2016 trascinò una bambina di 5 anni in un bagno di un ristorante costringendola a subire un rapporto orale.
I giudici di Mon Repos hanno infatti respinto il ricorso presentato dall’uomo contro la sentenza della Corte di giustizia, che a sua volta aveva ribaltato il verdetto di assoluzione pronunciato a fina aprile 2018 dal Tribunale di Polizia. I supremi giudici federali hanno, al pari dell’istanza inferiore, ritenuto credibile il racconto della giovane vittima.
La bambina, si legge nelle sentenze dello scorso 10 dicembre, era stata trascinata in bagno e ‘invitata’ sotti minaccia a non raccontare nulla alla madre, che l’aveva vista uscire dai servizi in compagnia del suo aggressore. Interrogata dalla donna, la giovane aveva man mano raccontato quanto accaduto.
(Sentenza 6B_944/2019 del 10 dicembre 2019)
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