
Per qualcuna si tratta di veri e propri affari. Per altre di croci da portare per anni sulle spalle.Un fardello troppo pesante la storia "delle ex" e "delle nuove"; quest'ultime, stanche dei tempi lunghissimi e delle ingiustizie a cui devono far fronte, hanno infatti deciso di dar voce ai propri pensieri sfruttando il potere (comunicativo) dei media."Chiediamo che le istituzioni si muovano in tempi accettabili e impediscano che i divorzi diventino un affare per certe donne e una croce per altre. Se lei riuscisse a fermare il salasso emozionale e finanziario di cui sono responsabili pretori, avvocati, tutorie e istituzioni di tutti i generi, se lei riuscisse a difendere gli interessi delle donne, tutte, e non solo di quelle di prima categoria, le sarò immensamente grata". Così pubblica oggi il domenicale ilCaffè. Sono le parole di una - coraggiosa - donna, di nome Katherin, che ha fatto da apripista e che ha trovato numerose alleate pronte, come lei, ad appellarsi a Berna.Diritti e doveri dunque. Tempistiche fuori da ogni logica. Disparità tra figli di primo e di secondo letto. E a pagarne le spese sono tutte coloro "colpevoli" di essersi innamorate di un uomo con un matrimonio alle spalle.Impossibilitate spesso a progettare il futuro, vivono nella speranza che qualcosa cambi, prima o poi, nelle legge, che invece continua a tutelare "le prime", ai danni "delle seconde". Setto, otto, dieci anni prima di potersi risposare, e nel frattempo i figli nati da queste nuove relazioni non possono neanche portare il cognome del loro padre naturale.E' tempo di rivendicazioni.
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