
Per più di dieci anni si è discusso, Oltralpe ma non solo, del caso di Carlos, il detenuto balzato più volte agli onori della cronaca per i diversi episodi di violenza che lo avevano visto coinvolto (l’ultimo dei quali nel marzo 2017, che gli era valso una condanna a 18 mesi per aggressione) e soprattutto per gli alti costi della sua detenzione. Dall’ottobre 2006 alla fine di agosto 2013, infatti, il Canton Zurigo ha speso quasi un milione di franchi per lui.
Il programma di recupero del detenuto di origine brasiliana (recentemente convertitosi all’Islam) prevedeva un costo mensile pari a 29'000 franchi. Una cifra che aveva fatto gridare allo scandalo anche se nello stesso Canton Zurigo, nel 2014, vi erano tre giovani che costavano addirittura 50'000 franchi al mese. Ma anche questa cifra è stata ‘polverizzata’. Stando a quanto riferisce il Blick, infatti, un 12enne bielorusso graverebbe sulle casse cantonali e comunali per ben 85'000 franchi al mese (50'000 di sole spese ospedaliere). “Mio figlio è più caro di Carlos”, ha affermato la madre, Tatsiana Z., al quotidiano zurighese. Il ragazzino deve infatti essere costantemente sorvegliato giorno e notte presso una struttura psichiatrica.
La storia, riferisce la “Schweiz am Wochenende” inizia un anno e mezzo fa, quando il bambino viene aggredito dall’allora compagno della madre. L'Autorità regionale di protezione zurighese (Kesb) ne ha quindi disposto il ricovero presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale universitario di Zurigo. Qui il ragazzino ha iniziato a mostrare segni di aggressività nei confronti degli altri giovani pazienti e persino degli adulti, costringendo la direzione dell’Ospedale ad assumere degli agenti di sicurezza privati per sorvegliarlo 24 ore su 24. Con costi ovviamente esorbitanti.
“Quel bambino costa 85'000 franchi al mese: è uno scandalo”, ha tuonato la terapeuta Sefika Garibovic, secondo cui il ragazzino dovrebbe tornare dalla madre per potresi riprendere dal trauma. E a lamentarsi per i costi il comune di residenza del giovane, Wettswil am Albis, che secondo l'Autorità regionale di protezione dovrebbe assumersi ben 50'000 franchi mensili di spesa. Ma il Municipio si è già rifiutato. L'Autorità regionale di protezione ha così deciso di trasferirlo presso la clinica psichiatrica universitaria di Basilea, decisione che ha dimezzato le spese ma che ha costretto il ragazzino a una convivenza forzata con criminali ben più grandi di lui. Non esattamente il genere di compagnia utile per superare un trauma. “Non serve a nulla tenere un bambino rinchiuso in una struttura con altri criminali più grandi di lui – ha concluso Garibovic – Deve uscire e restare con sua madre”.
La direzione del Kesb ha difeso la decisione ma non ha voluto rilasciare altri commenti, definendo il caso in questione come "estremamente raro". Vane, intanto, le proteste della madre e della terapeuta, che come detto vorrebero far tornare a casa il bambino.
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