
Malgrado i progressi degli ultimi anni, i problemi umanitari e di sviluppo causati dalle mine antiuomo nel mondo non sono ancora risolti. Sulla base di questa costatazione, la Svizzera intende proseguire il suo impegno: in continuità con il programma 2004-2007 vuole fornire un "apporto sostanziale" alla lotta contro le mine antiuomo a livello internazionale nei prossimi quattro anni, ha comunicato la Confederazione in occasione della presentazione della strategia 2008-2011. A livello politico, uno degli obiettivi consiste nel promuovere la messa in opera e l'universalizzazione della convenzione di Ottawa sul divieto dell'utilizzo, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo. La Svizzera assicurerà quest'anno la presidenza della nona conferenza degli Stati che hanno sottoscritto la convenzione di Ottawa, che si riunirà a Ginevra. Da un punto di vista operativo, lo scopo è quello di partecipare finanziariamente e materialmente alla bonifica dei territori contaminati. Berna conta di mantenere il suo impegno finanziario accordando annualmente tra i 16 ai 18 milioni di franchi a progetti contro le mine. Dall'entrata in vigore, nel 1999, della convenzione di Ottawa, circa 40 milioni di mine antiuomo accumulate sono state distrutte e vaste distese di terre sono state sminate. Due miliardi di dollari di assistenza in programmi antimine sono stati inoltre forniti dai paesi donatori. Malgrado questi progressi, mine antiuomo e munizioni sono esplose uccidendo ancora ogni anno circa dieci mila persone, principalmente civili. Più di 150 paesi hanno firmato la convenzione di Ottawa e la sua messa in opera è molto avanzata. Tuttavia circa la metà della popolazione mondiale non beneficia della sua protezione. Alcune grandi potenze come Stati Uniti, Cina, Russia e India non vi hanno aderito. ATS
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