
Le associazioni musulmane si sono espresse oggi per la prima volta all'unisono contro l'iniziativa anti-minareti. Non verrà però lanciata una campagna attiva per non rispondere alle provocazioni degli iniziativisti. "Non vogliamo fungere da carne da macello per i populisti", ha spiegato in una conferenza stampa a Berna il presidente della Federazione delle organizzazioni islamiche svizzere Hisham Maizar. La comunità soffre degli attacchi di cui è attualmente oggetto, ma i musulmani rimangono orientati sulla strategia di "riservatezza prudente", ha affermato da parte sua Farhad Afshar, presidente del Coordinamento delle organizzazioni islamiche in Svizzera. Apparentemente l'iniziativa è diretta contro i musulmani, ma in realtà è la libertà di religione che viene attaccata. Non è compito dei musulmani, che sono una piccola minoranza, impegnarsi a difendere la Costituzione, ha aggiunto. Gli edifici sacri - con le loro cupole, minareti, finestre rotonde, archi, pilastri e simboli - sono parte integrante dell'identità religiosa. I fedeli scelgono in maniera autonoma, in base al diritto vigente, quali edifici erigere e ciò che fa parte della loro religione. Nessun partito politico può decidere al loro posto, sostiene Afshar. Le organizzazioni islamiche sono anche preoccupate del clima ostile che esiste nei confronti dei musulmani. Per alcuni la loro sola presenza è una minaccia. La comunità islamica rappresenta tuttavia solo il 4,6% della popolazione e solo il 10% di essi è praticante. "Obiettivamente i musulmani non sono certo un problema", ha puntualizzato Adel Mejri, dell'Unione delle organizzazioni musulmane di Ginevra. Essi non hanno mai chiesto di cambiare la legge. L'idea secondo la quale dopo i minareti vorrebbero anche introdurre la sharia (la legge islamica) è uno dei molti stereotipi che danneggiano la comunità, afferma Afshar. "Quando un afghano tossisce, sono i musulmani svizzeri ad essere responsabili. Bisogna smetterla di accusarci di tutto", ha esclamato Maizar. La maggioranza dei musulmani residenti in Svizzera è originario dei Balcani o della Turchia e non ha nulla a che vedere con il Pakistan o l'Afghanistan, ha tenuto a precisare Rifa'at Lenzin membro del Coordinamento delle organizzazioni islamiche. Di conseguenza, contrariamente a ciò che lasciano intendere i manifesti dell'iniziativa, le donne non indossano il burqa in Svizzera. La propaganda colpisce però anche le donne che portano il velo islamico che vengono aggredite verbalmente con ripercussioni negative anche sui loro mariti e figli, ha denunciato Aynur Akalin-Ince, presidente dell'Istituto per la collaborazione e il dialogo interculturale. Anche se i loro diritti sono molto precari in molti paesi musulmani, donne e uomini sono però uguali secondo il Corano e la Sunna (gli atti e detti del Profeta), ha ricordato Lenzin. La Svizzera non sarà comunque invasa domani da minareti. Oggi nella Confederazione ne esistono quattro, un quinto potrebbe presto essere eretto a Langenthal (BE). Sono inoltre state inoltre due domande di costruzione per centri culturali islamici, ma non è ancora chiaro se saranno muniti di minareti. Avere un degno centro di preghiera è più importante, ha detto Maizar. ATS
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