
La militante anarchica Andrea Stauffacher - condannata nel 2011 a 17 mesi di carcere dal Tribunale penale federale di Bellinzona, pena poi confermata dalla massima autorità giudiziaria svizzera - ha deciso di presentare ricorso presso la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. È quanto ha indicato il suo avvocato, confermando informazioni della "Neue Zürcher Zeitung". Il Tribunale federale, lo scorso novembre, aveva respinto un reclamo della 62enne Stauffacher, riconoscendola in via definitiva colpevole di esposizione a pericolo della vita altrui per una serie di attentati, messi a segno nel 2002 e nel 2006, in cui erano stati utilizzati esplosivi confezionati con fuochi d'artificio. Erano in particolare stati presi di mira la sede del consolato generale di Spagna e un posto di polizia a Zurigo. Sul luogo degli attentati erano state rinvenute tracce del suo DNA, ma nel ricorso inoltrato a Strasburgo l'avvocato sostiene che l'impronta genetica della Stauffacher - rilevata nel 2002 - in base alle disposizioni legali dell'epoca avrebbe dovuto essere cancellata da tempo e che le prove raccolte erano perciò da considerarsi inutilizzabili in sede processuale. "Ciò non è stato fatto ed è quindi stato violato il diritto a un processo equo". La pena a 17 mesi era stata emessa senza condizionale in considerazione di precedenti condanne per sommossa. Il nome della Stauffacher era stato più volte citato negli scorsi anni dagli inquirenti italiani per collegamenti con le nuove Brigate Rosse. Nel luglio del 1999 la donna fu fermata su un treno che da Zurigo andava a Milano, con addosso un volantino che rivendicava l'uccisione di Massimo D'Antona, consulente del ministro del lavoro italiano, avvenuta il 20 maggio di quell'anno a Roma. ATS
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