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Consiglio degli Stati
Migrazione, la Commissione delle istituzioni politiche: "Ok al patto con l'Ue"
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Ats
un anno fa
La CIP-S raccomanda alla sua camera di votare "sì", ma a determinate condizioni. "Particolare attenzione deve essere prestata alle ripercussioni finanziarie delle misure da adottare".

Dopo il rifiuto del Consiglio nazionale nel giugno scorso, la Commissione delle istituzioni politiche del consiglio degli Stati (CIP-S) raccomanda alla sua camera di approvare il Patto sulla migrazione e l'asilo dell'Ue, che include anche un meccanismo di solidarietà per la ripartizione dei migranti, cui la Svizzera dovrebbe aderire, ma a determinate condizioni.

Il Patto

In giugno, il Patto era stato respinto dalla Camera del popolo per 84 voti a 81 e 20 astenuti. Avevano votato "sì" il PS e il Centro; le opposizioni erano giunte dai ranghi dell'UDC e dei Verdi, mentre il PLR si era astenuto. Una decisione, quest'ultima, spiegabile con il rifiuto del Nazionale di non aderire al meccanismo di solidarietà - non vincolante per la Svizzera, tra l'altro - proposto dal PLR, che prevede una ripartizione più equa dei richiedenti asilo fra gli Stati Schengen/Dublino, nonché altre misure di sostegno che dovrebbero contribuire ad alleggerire l'onere dei Paesi Schengen sottoposti a una forte pressione migratoria. Su questo aspetto del Patto, per la maggioranza alla camera, che al voto finale ha però fatto tabula rasa, la Svizzera dovrebbe partecipare al meccanismo di solidarietà, ma solo se il sistema Dublino funziona correttamente per gli aspetti che la riguardano (ossia gli altri Stati accettano di riammettere i richiedenti asilo respinti da Berna).

Tenere conto della situazione migratoria

Su questo aspetto, la CIP-S raccomanda al plenum - ma solo grazie al voto decisivo del suo presidente dopo che la votazione era finita in parità, 5 a 5 e 2 astenuti - dopo aver raggiunto un compromesso: la Confederazione potrà adottare misure di solidarietà se, nei confronti della Svizzera, il sistema di Dublino fondamentalmente funziona. A tal fine, precisa una nota odierna dei servizi parlamentari, occorrerà tenere conto della situazione migratoria a livello europeo e nazionale, mentre le cerchie interessate, in particolare i Cantoni, devono essere coinvolte e deve essere rispettato l’articolo 121a - Regolazione dell'immigrazione - capoverso 2 della Costituzione (ossia il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali. I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell’asilo incluso. Il diritto al soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere limitato).

Ripercussioni finanziarie

Particolare attenzione, stando alla commissione, deve essere prestata alle ripercussioni finanziarie delle misure da adottare. Gli altri punti del Patto sono stati adottati con maggioranze nette. Si tratta del nuovo regolamento in caso di crisi, che istituisce una procedura comune a livello UE per gestire situazioni eccezionali nel settore della migrazione e dell'asilo, e della riforma del Regolamento Eurodac, che prevede un'estensione della raccolta dei dati biometrici. Altre disposizioni prevedono procedure uniformi per il controllo dell'identità, dello stato di salute e dei potenziali rischi per la sicurezza delle persone entrate irregolarmente.