
Il settore della migrazione in Svizzera sta vivendo una situazione di estrema urgenza, non solo legata alla gestione dei profughi ucraini. Da mesi il nostro Paese deve infatti far fronte ad un numero sempre maggiore di richieste d’asilo di persone provenienti in particolare da Afghanistan e Siria. Ora anche i Cantoni sono stati chiamati ad offrire alloggi supplementari.
“Dopo un periodo di stallo le richieste tornano a crescere”
“Finita la pressione dei profughi ucraini durante l’estate c’è stato un periodo di stallo”, ci ha spiegato Renzo Zanini, capo dell’Ufficio dei richiedenti d’asilo. Tuttavia i numeri dell’asilo ordinario “hanno cominciato a crescere principalmente nel corso del mese di settembre”. Un fenomeno che forse non è così facile percepire, “perché non sono arrivi direttamente sul territorio come nel caso dell’Ucraina”. Si tratta infatti di persone che chiedono asilo in Svizzera e che vengono distribuite nei Centri d’asilo federali, “da lì poi attribuiti ai singoli Cantoni. Per questo motivo si tratta di un fenomeno non direttamente percepibile”.
Oltre 2'600 richieste solo a settembre
A corroborare le parole del capo dell’Ufficio dei richiedenti l’asilo, Renzo Zanini, ci sono le cifre fornite dalla Segreteria di Stato della migrazione. Nel corso dell’anno, le domande d’asilo in Svizzera hanno iniziato a crescere, raggiungendo le 2’681 nel mese di settembre. Livelli vicini all’ultima crisi migratoria, quella del 2015-2016, quando al confine sud si ammassarono migranti africani respinti dalla Svizzera. I migranti che oggi seguono la rotta balcanica, entrano in Svizzera principalmente dall’Austria. Già in tempi non sospetti, nel novembre dell’anno scorso, le autorità sangallesi lanciarono un grido dall’allarme, ma con l’inverno il flusso migratorio rallentò prima di riprendere vigore quest’estate. Un fenomeno mediaticamente oscurato dai 70mila ucraini che hanno richiesto finora uno statuto di protezione S, ma che la settimana scorsa ha fatto correre ai ripari la SEM. Da giovedì scorso le persone oggetto di allontanamento saranno trasferite anticipatamente ai Cantoni. In Ticino l’Ufficio che fa capo al DSS è alla ricerca di un centinaio di alloggi supplementari.
“Necessarie altre soluzioni”
“A livello cantonale abbiamo circa 400 persone alloggiate in centri collettivi e il margine di manovra è abbastanza ristretto”, ci spiega sempre Zanini. La Confederazione ha annunciato per le prossime settimane un numero sempre crescente di attribuzioni, “bisogna quindi trovare altre soluzioni. Al momento stiamo verificando diverse possibilità per capire quali sono le migliori e le più adatte alla situazione”. Quello che il Cantone deve fare in questa fase è “adattare il proprio dispositivo di accoglienza al numero sempre crescente di persone attribuite dalla Confederazione”. Come? “Concretamente, bisognerà agire per tappe: la prima, come è stato già fatto nell’ambito della crisi Ucraina, è fornire a tutti un alloggio, nella seconda fase bisogna garantire una presa a carico e in una terza fase bisogna ottimizzare l’alloggio attribuito”. Adesso si è nella fase in cui “stiamo trovando in tempo rapido un alloggio per tutti. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sarà poi nostro compito verificare che l’alloggio sia il migliore possibile”. Le opzioni in ogni caso non mancano, “quello che posso dire è che nel breve termine dovremo forse far capo anche all’alloggio in pensioni private”.
22mila domande entro fine anno
Ieri è stato annunciato che dal 14 novembre saranno disponibili 200 posti letto ricavati dalla tripla palestra di Liestal, nel Canton Basilea Campagna. Scelte che indicano la situazione d’urgenza generale a cui è confrontato l’intero Paese, confrontato con le sfide legate all’accoglienza di profughi in provenienza da Oriente. “Qui parliamo principalmente di persone provenienti dall’Afghanistan e dalla Turchia e la tipologia del richiedente d’asilo varia dalla famiglia numerosa o monoparentale alla persona singola al minorenne non accompagnato”. Entro fine anno la Segreteria di Stato della migrazione stima che le domande d’asilo raggiungeranno quota 22mila. Nel 2016 furono 27mila, 39mila l’anno prima.

